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COMUNICATO STAMPA DELLA PRESIDENZA NAZIONALE UICI


Profonda preoccupazione sta destando il testo della manovra di finanzia pubblica, fulmineamente approvata dal Parlamento ed ulteriormente appesantita rispetto alla portata iniziale, rivelatosi un insieme di disposizioni dagli effetti pesantissimi per le famiglie e ancora di più per le persone con disabilità. Quello che preoccupa maggiormente è il drastico ed indiscriminato intervento nei settori fiscale e assistenziale dal quale si conta di recuperare a regime ben 24 miliardi euro. Ciò avverrà in seguito ad una diminuzione della quasi totalità delle agevolazioni fiscali per la maggioranza dei contribuenti. Per l’esattezza la diminuzione sarà pari al 5% dal 2013 e al 20% nel 2014. Non si può fare ameno di notare immediatamente che gran parte di queste riduzioni riguardano direttamente le famiglie e investono le più comuni detrazioni e deduzioni che la maggioranza dei contribuenti applica al momento della presentazione della denuncia dei redditi: detrazioni per lavoro dipendente, deduzioni per la prima casa, detrazioni per carichi di famiglia (figli, coniuge...), detrazioni per spese sanitarie e così via. Viene ridotta anche la possibilità di dedurre le spese mediche di assistenza specifica per le persone con grave disabilità (es. infermiere, terapista), nonché la possibilità di detrarre le spese per ausili, veicoli, sussidi tecnici informatici, cani guida per non vedenti, deduzioni e detrazioni per le badanti. Purtroppo questa tipologia di riduzione lineare andrà ad incidere su tutte le famiglie ma in modo ancora più decisivo sui nuclei in cui è presente una persona anziana non autosufficiente o con disabilità, che saranno colpiti due volte. Infatti, le diminuzioni di detrazioni e deduzioni verranno pagate da tutti i contribuenti, inclusi quelli che hanno a loro carico una persona con disabilità: in aggiunta, però, questi ultimi vedranno ridurre anche le specifiche detrazioni e deduzioni a loro riservate e riferibili a maggiori (e inevitabili) spese sostenute. Inoltre, le deduzioni per l’assistenza specifica in caso di grave handicap andranno ad operare sul reddito imponibile, abbassandolo, diversamente dalle detrazioni che invece abbassano percentualmente l’imposta. In futuro, quando quelle deduzioni saranno ridotte del 20%, il rischio è che il reddito lordo superi determinate soglie e quindi venga tassato con un’aliquota superiore, ovvero si esca dalle fasce che hanno garantiti trattamenti assistenziali, come le pensioni di invalidità. Paradossalmente più preoccupante è, poi, la norma che, ad una prima lettura, sembrerebbe gettare un po’ di luce sul fosco quadro precedente L’articolo 40 della manovra precisa, infatti, che le restrizioni non si applicano “qualora entro il 30 settembre 2013 siano adottati provvedimenti legislativi in materia fiscale ed assistenziale aventi ad oggetto il riordino della spesa in materia sociale, nonché la eliminazione o riduzione dei regimi di esenzione, esclusione e favore fiscale che si sovrappongono alle prestazioni assistenziali, tali da determinare effetti positivi, ai fini dell’indebitamento netto, non inferiori a 4.000 milioni di euro per l’anno 2013 ed a 20.000 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2014.” Ciò sembra intendere che o il recupero di spesa per 24 miliardi verrà effettuato in generale a carico dell’assistenza e della spesa sociale, oppure rimarranno in vigore le riduzioni alle agevolazioni fiscali. Diviene, quindi, centrale l’approvazione della legge delega sulla riforma del fisco e dell’assistenza, ma con queste premesse anche l’attesa riforma ha tutte le premesse per rivelarsi molto rischiosa per le persone anziane o con disabilità, soprattutto a causa dell’ampio margine di discrezionalità lasciato al legislatore in un settore così delicato per decidere chi potrà continuare ad accedere a prestazioni sociali o sanitarie agevolate e chi, invece, non avrà più diritto a simili prestazioni. Gravi dubbi fanno anche sorgere le disposizioni in tema di contenzioso sull’invalidità civile e, soprattutto, sul sostegno agli alunni disabili che non chiariscono sufficientemente le risorse effettivamente disponibili per l’integrazione scolastica. Senza contare i ben noti effetti negativi, questi immediatamente operativi, sulla spesa sanitaria con l’introduzione di ticket e altre misure che sono tese a contenere la spesa per i dispositivi medici e la spesa protesica (ausili, protesi, ortesi) mediante la fissazione di un tetto annuale che potrà essere sforato solo a carico delle singole Regioni. L’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti non può quindi non unire la propria voce a quella di tutte le organizzazione del mondo della disabilità e del terzo settore per esprimere la più netta contrarietà ad una impostazione di misure di stabilizzazione finanziaria che non prevedono in alcun modo una valutazione preliminare delle differenti tipologie di spese che si intendono ridurre e delle loro finalità. Siamo consapevoli ovviamente della particolarità della attuale congiuntura economico-finanziaria che richiede un sacrificio per l’intera collettività nazionale, ma siamo altrettanto consapevoli che non sia equo, e probabilmente non sia neanche sostenibile nel medio-lungo periodo, addossare un simile peso sull’intero sistema del welfare nazionale e, in particolare, su quegli strati della popolazione già di per sé ai limiti di una reale integrazione sociale come quelli che vedono al loro interno persone con gravi disabilità, anziani, bambini o, comunque, soggetti bisognosi di continua assistenza e sostegno come i ciechi o gli ipovedenti. Sarà compito di tutte le forze sociali che operano nel terzo settore e in favore del mondo della disabilità agire nei confronti del Governo e delle altre autorità per difendere i livelli di assistenza essenziali per una esistenza dignitosa delle persone con disabilità e l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti non farà mancare il suo contributo in tal senso con la forza della propria rappresentatività.


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