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CORREZIONE CONTI PUBBLICI E IMPATTI SOCIALE


In questo articolo proveremo ad affrontare il problema complesso relativo alla situazione economica Italiana e alla cosiddetta correzione dei conti pubblici. Parlare ancora una volta di crisi economica e relativi annessi e connessi può risultare infatti scontato, noioso e ripetitivo, tuttavia non possiamo esimerci dal dover constatare come nei decenni la crescita del debito pubblico e quindi del disavanzo statale e l’impoverimento economico della Nazione si ripercuotano sugli strati più deboli della popolazione e che soprattutto nel riordinare tale materia si tenda sempre a colpire con tagli mai mirati sia lo Stato Sociale, sia la Scuola pubblica che la Sanità. In questo panorama disastroso la fortuna della nostra Nazione è stata in passato ma anche ultimamente l’Unione Europea che proprio nel mese di Agosto è intervenuta acquistando i titoli Italiani che venivano venduti e svenduti dalla Banche rischiando l’ennesimo declassamento del nostro debito Pubblico. Parole così accademiche possono sembrare prive di un effetto reale sulle persone invece il declassamento significa maggiori interessi pagati dallo Stato sul debito e quindi sui BOT, CCT e altro. Per far fronte alle maggiori spese lo Stato agisce sostanzialmente in due modi: aumentando le imposte e tagliando i servizi alla cittadinanza. Vi sono ben altri settori su cui intervenire ma che vengono sempre tutelati, pensiamo ad esempio alle rendite patrimoniali, immobiliari ed economiche spesso non tassate; ai grandi capitali che sono stati trafugati all’estero, nonché all’evasione di tutte le imposte da parte soprattutto dei liberi professionisti in testa ai quali vi sono avvocati, medici e commercialisti. Un altro argomento che nessuno vuole trattare è quello relativo alle attività economiche e immobiliari dello Stato Vaticano che come uno Stato nello Stato opera in Italia senza essere tuttavia parte della nostra cittadinanza e proprio per questo senza pagare alcuna imposta. Sull’argomento si è obiettato che i ricavati di simili attività servano alla Chiesa per sostenere le attività sociali ma ad un’attenta valutazione dei fatti ciò corrisponde solo parzialmente a verità lo dimostrano i numerosi scandali spesso sottaciuti a cui ormai ci stiamo abituando quali ad esempio quelli relativi alla Banca Vaticana accusata niente di meno che di riciclaggio di denaro sporco. Queste indagini tuttora in corso sono state evidenziate da numerose inchieste giornalistiche e dalla Magistratura ma spesso non hanno portato a grandi risultati in quanto lo Stato nello Stato difficilmente può essere perseguibile. Ma tornando a noi un altro aspetto non nuovo al dibattito dove occorrerebbe tagliare veramente, è il costo della politica e le numerose caste a questi collegate pensate a tutti i Consorzi, alle Aziende municipalizzate, alle Comunità Montane ma anche a tutti i Dirigenti delle ASL, delle Province, dei Comuni ecc.. Questo è il panorama per grandi linee che dovrebbe essere valutato in modo più attento invece la classe politica che abbiamo ha pensato bene di dare fumo negli occhi adottando dei provvedimenti per la cancellazione di alcuni Comuni e alcune Province in applicazione del detto “cambiare tutto per non cambiare nulla” ma trascurando i veri problemi centrali. La manovra finanziaria approvata in Luglio e quella deliberata in Agosto vanno di fatto a smantellare e falcidiare lo Stato Sociale, gli ammortizzatori sociali e i diritti dei lavoratori soprattutto giovani a cui non viene offerta nessuna prospettiva futura. Il mercato della flessibilità nel mondo del lavoro infatti significa precariato, sfruttamento e mancanza di tutela sindacale. I valori su cui è fondata la nostra Costituzione sono di fatto stravolti perché non vi è vera democrazia se non vi è certezza dei diritti e quelli del lavoro e della sicurezza sociale sono senz’altro fondamentali e determinanti per una Repubblica democratica. Tutto ciò premesso le manovre correttive che avranno i suoi effetti fino al 2014 vanno a tagliare sostanzialmente i contributi statali alle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, a ridurre gli effetti benefici delle agevolazioni fiscali per le categorie più deboli o per l’acquisto di beni e servizi indispensabili quali ad esempio quelli relativi all’autonomia personale, al materiale tiflotecnico o alle contribuzioni dovute per le badanti. Altra riduzione di spesa prevista i cui effetti nefasti si vedranno nei prossimi anni è relativa ai trasferimenti statali, agli Enti Locali, Regione, Provincia Comuni che sono stati drasticamente ridotti. Il patto di stabilità della nostra Nazione lascia pochi spazi di manovra agli Enti Locali che a loro volta avranno sostanzialmente due scelte obbligate per far fronte a questa nuova situazione ed è facile prevedere che le otterranno entrambe. La prima prevede un sostanziale taglio dei servizi sociali e alla persona, interventi scolastici, assistenza agli anziani ecc..l’altra volta a garantire l’essenzialità dei servizi attraverso l’aumento delle imposte locali. L’agire in questo modo deprime ancor di più l’economia perché maggiori imposte, meno lavoro e meno servizi si traduce in minore circolazione del denaro e quindi in un minore introito delle imposte che porta necessariamente ad una diminuzione sostanziale dei consumi da parte della cittadinanza ingenerando ancora una volta un circolo vizioso negativo che si ripercuoterà ovviamente sulla popolazione. Sarebbe stato meglio investire risorse nello Stato Sociale che può diventare ricchezza per il paese in quanto beni e servizi possono risollevare un’economia post-industriale che diversamente non ha sbocchi. Un altro punto dove si tende ad agire per contenere la spesa pubblica è aumentare l’iva ed anche in questo caso vale il discorso appena terminato. La cosa più preoccupante tuttavia è la possibilità che le Provvidenze economiche ivi comprese le indennità di accompagnamento vengano assoggettate al reddito familiare con grave danno per i disabili italiani che oltre a non avere un’assistenza dalle autorità pubbliche preposte non avrà neppure le risorse minime per farne fronte direttamente. Spesso la nostra società fonda l’assistenza sul volontariato ma anche sulle famiglie che aiutano i disabili ma soprattutto gli anziani trattenendoli nel nucleo familiare. Se tuttavia le indennità fossero assoggettate al reddito non vi sarebbe più motivo per far si che un certo tipo di assistenza venga erogata e magari ci si troverebbe con il dover pagare Istituti specializzati, case di riposo e riabilitative attraverso le rette. Questo fenomeno potrebbe aumentare paradossalmente il costo dell’assistenza agli anziani e ai disabili. Su tutta questa materia complessa è necessaria la massima vigilanza affinché vengano tutelati e garantiti i diritti acquisiti ma per far questo c’è bisogno di associazioni forti e soprattutto di una nuova coscienza sociale, politica e soprattutto dei giovani.


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