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RESOCONTO ASSEMBLEA QUADRI DIRIGENTI DEL 19 GIUGNO.


Resoconto Assemblea Quadri Dirigenti 2012



Pubblichiamo per i nostri gentili lettori un breve resoconto dell’assemblea dei quadri dirigenti tenutasi lo scorso 19 Giugno 2012 presso la sede del Consiglio Regionale Lazio all’interno della sala Meghelli. Pubblichiamo inoltre i testi delle 5 relazioni che sono state argomento di discussione durante l’incontro. All’iniziativa hanno preso parte quasi tutti i consiglieri provinciali e regionali dell’Uici del Lazio. Hanno partecipato inoltre, numerose autorità politiche dell’ente regione Lazio le quali hanno dato delle risposte alle problematiche sollevate e contenute nelle apposite relazioni.



“Associazionismo e Regione Lazio: sinergie e criticità



A cura di: Anita Ventura – Presidente del Consiglio Regionale del Lazio UICI



Rivolgiamo un saluto di benvenuto alle autorità presenti, ai dirigenti del Lazio dell’UICI, ad alcuni nostri soci intervenuti, ai Presidenti delle associazioni federate nella FAND . Un grazie particolare al Presidente del Consiglio Regionale del Lazio Dr. Mario Abbruzzesse per l’ospitalità accordata per questa Assemblea. Questa assemblea non vuole onorare soltanto un obbligo statutario della nostra Associazione, ma intende proporsi come un’occasione di confronto ed eventualmente come un momento decisionale. L’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (UICI) è fortemente radicata in tutto il territorio del Lazio con proprie sedi provinciali, intercomunali, rappresentanze zonali e sportelli informativi, aperti tutti i giorni per rispondere alle numerose istanze e bisogni di associati e non associati, così come le ONLUS devono comportarsi. Il rapporto tra l’UICI e l’Ente Regione Lazio negli ultimi trent’anni è stato di collaborazione nella ricerca di soluzioni che potessero rispondere alle molteplici necessità delle persone minorate visive residenti nel territorio. L’UICI, attraverso i finanziamenti di volta in volta ricevuti su progetti discendenti da bandi e da delibere di Giunta, o derivanti da leggi regionali specifiche, assegnati a seguito di presentazione di progetti, ha svolto servizi ed azioni a favore della categoria in regime di sussidiarità orizzontale, supplendo dunque alle carenze degli enti pubblici in materia di servizi alla persona che saranno illustrati in dettaglio dai successivi relatori. Negli ultimi due anni osserviamo però che nei rapporti tra cittadini e questa Regione è avvenuto un cambio di passo. Notiamo, anche per la nostra Associazione, una difficoltà maggiore ad essere ascoltati, ad essere ricevuti, una chiusura eccessiva che in qualche caso ci sembra rasenti la diffidenza. Eppure la nostra azione è nota, è sotto gli occhi di molti Consiglieri della Regione Lazio dei vari territori provinciali, che hanno sempre toccato con mano le nostre attività, hanno visitato le nostre Sezioni, hanno partecipato direttamente alle nostre Assemblee ordinarie ricevendo i documenti consistenti sia nelle relazioni programmatiche e morali sia nei bilanci di previsione e consuntivi. Hanno dunque verificato da vicino quanto nelle nostre strutture e fuori di esse si svolgeva e si svolge, con quali modalità e con quali strumenti, ivi incluse le risorse economiche e la loro provenienza. Nella bilancio 2012 della Regione Lazio, il cui assestamento è a brevissimo in discussione in commissione bilancio, vediamo azzerato il capitolo relativo al finanziamento della legge regionale 58/90 fondamentale per i servizi resi dall’UICI in favore dei minorati della vista della nostra regione, nonché delle altre quattro Associazioni storiche federate nella FAND. Abbiamo osservato che la struttura del bilancio regionale è stata modificata. Noi chiediamo però quali sono o saranno i criteri che l’Assessorato alle Politiche Sociali e Famiglia intende adottare per la distribuzione dei fondi iscritti nel cap. H41900, parte corrente per gli interventi socio assistenziali, che raggruppa la quasi totalità delle risorse finanziarie destinate a tale scopo. Di solito ci viene data una risposta a fronte dei tagli dichiarati dalle Istituzioni, vera ma forse abusata: la crisi economica. La crisi, lo sappiamo, è un fatto reale, incontestabile, tangibile. Siamo informati sulla diminuzione dei trasferimenti dei fondi dallo Stato; conosciamo il patto di stabilità; siamo consapevoli e coscienti di quanto accade nella nostra Regione, nel nostro Paese, nel panorama internazionale, nei mercati finanziari. Eppure non possiamo tacere che a fronte di sprechi, da cui nessun ente pubblico può considerarsi esente, abbiamo dovuto constatare tagli operati dalla nostra Regione ai fondi destinati alla Legge 284/97 per l’assistenza ai pluridisabili, abbiamo assistito prima alla riduzione del 50% del finanziamento relativo al 2011, poi al completo de finanziamento nel 2012, della Legge regionale 58/90, ma anche al definanziamento di tutte le leggi regionali inerenti la pressoché totalità del mondo dell’associazionismo vedi L.R. 29/93 e L.R. 22/99. Sono cifre, quelle destinate all’Associazionismo, irrisorie nel complesso del bilancio della Regione Lazio, che invece possono tradursi in aggravio di difficoltà e in disperazione per i disabili e per le loro famiglie, laddove venissero a cadere quegli interventi che ad esempio la nostra Associazione è in grado di garantire nel Lazio proprio grazie a quelle modeste risorse economiche. Peraltro l’UICI, così come altre Associazioni, non ha ricevuto i saldi di progetti conclusi nei tempi stabiliti dalla Regione Lazio già rendicontati, per eseguire i quali ha dovuto anticipare le spese attingendo a proprie risorse già particolarmente esigue ed ormai del tutto estinte, o addirittura esponendosi a scoperti bancari. Tutto ciò mentre La Regione Lazio ha reso quei saldi perenti, producendo altri ritardi nella loro liquidazione e, di contro, tanti problemi ad un’Associazione che certamente non può permettersi di disattendere le aspettative di chi a lei si rivolge. Proseguendo nell’elenco delle criticità dobbiamo sottolineare che non riceviamo, a fronte di fidejussioni stipulate come richiesto, gli anticipi dovuti per progetti europei da noi vinti, avviati nel rispetto del cronoprogramma del bando, e che rischiano la sospensione a causa di mancanza di risorse finanziarie. Così la nostra Associazione, un’associazione storica a tutti nota, rischia il default. Così le tante persone che a noi si rivolgono non potranno trovare risposta e, purtroppo, non la troveranno da gli Enti preposti a rispondere loro. Non possiamo neppure immaginare che la Regione Lazio possa rendersi responsabile tra non molto tempo della chiusura delle nostre strutture e del termine della loro operatività; crediamo che questa amministrazione non voglia il decadimento di Associazioni che hanno contribuito alla qualificazione degli interventi sul territorio in conformità dello statuto regionale (art. 7, lettera M), anche per il rispetto di un diritto sancito dalla carta fondamentale del nostro paese, e ribadito dalla Convenzione ONU che il nostro stato ha ratificato. Tutto ciò senza aver nel frattempo predisposto gli strumenti, senza aver organizzato quei servizi, per proseguire e garantire quello che l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ha operato in tanti anni, così come altre associazioni storiche di disabili federate nella FAND. Crediamo che questo pericolo vada evitato nell’interesse generale, perché l’attuale crisi economica non pesi a dismisura sui disabili residenti nella Regione Lazio, oberati prima come cittadini e poi abbandonati nella loro condizione. Sappiamo che in questa amministrazione sono presenti sensibilità e competenze, affinchè ai minorati della vista vengano riconosciuti diritti e pari opportunità per la loro già non semplice esistenza. Conosciamo l’impegno di molti politici, la condivisione delle nostre attese, l’interesse dimostrato anche concretamente nella ricerca di soluzioni seppure transitorie in settori specifici. Dunque confidiamo che anche in questa complessa congiuntura l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti possa continuare in stretta collaborazione con l’Ente Regione Lazio, la sua mission di promozione sociale, di tutela dei diritti delle persone minorate visive, di Associazione erogatrice di servizi nell’interesse specifico della categoria, ma anche nell’interesse generale della Regione che attraverso la nostra Associazione si avvicina concretamente alla vita delle persone, colmando quei vuoti ancora inevitabili per la effettiva inclusione di soggetti dalla accertata fragilità sociale.



Centro Regionale S. Alessio Margherita di Savoia per i Ciechi: servizi, criticità e prospettive



A cura di Claudio Cola – Presidente della Sezione UIC di Frosinone



Prima di introdurre il tema a me assegnato ringrazio tutti gli Assessori, i Consiglieri e gli amici dell’UICI nonché le personalità politiche presenti a questo nostro evento. Entrando ora nel tema che ci riguarda possiamo andare ad analizzare i servizi che il Centro Regionale Sant’Alessio Margherita di Savoia per i Ciechi ha sviluppato nel tempo riconvertendo la sua azione da Istituzione per Ciechi ad Ente erogatore di servizi più rispondenti ai tempi e alle nuove necessità dell’utenza. In particolare l’Ente, presso la sede di Via Odescalchi, ha un importante Centro di riabilitazione e da possibilità di accogliere studenti, anziani e il Centro di formazione oltre, ovviamente, a tutti i servizi collaterali e necessari affinché quelli citati siano veramente e pienamente ben organizzati. Un’altra azione meritoria dell’Ente riguarda l’assistenza didattica domiciliare avviata sperimentalmente nel 1991 e poi stabilizzata il tutta la Regione. Citiamo inoltre i quattro centri diurni per ciechi pluriminorati ed inoltre l’assistenza domiciliare dedicata ai minorati della vista con patologie aggiuntive. Altro servizio premiante è l’assistenza specialistica nelle Scuole, punto fondamentale per una piena autonomia dello studente con disabilità visiva. L’UICI, che da sempre è presente nell’Ente a tutela degli interessi morali e materiali dei non vedenti, ritiene che il centro Regionale sia fondamentale per l’utenza del Lazio e del centro e sud Italia. Passando ad analizzare le criticità dell’Ente ne possiamo individuare purtroppo molte. La prima in assoluto è la situazione debitoria e quella dell’incapacità cronica di mettere a frutto l’ingente patrimonio immobiliare. Le motivazioni sono molteplici e su quest’argomento esistono numerosi studi e proposte per una soluzione. Tuttavia si intende affermare che il S. Alessio non riesce a gestire il patrimonio attraverso un’ampia ristrutturazione delle unità immobiliari per mancanza di liquidità. Anche gli immobili di pregio sono nel tempo andati in decadenza e il più delle volte sono diventati un peso economico per i necessari interventi di manutenzione minima e per le imposte dovute all’erario, non ultima l’introduzione dell’Imu a cui si deve ottemperare in quanto non è prevista esenzione. Altro aspetto importante da sottolineare è quello con cui le Asl e l’Ente Regione Lazio liquidano rette ed importi dei progetti e dei servizi erogati con notevole ritardo costringendo il Centro a ricorrere a prestiti bancari che aggravano la situazione economico-finanziaria. Si desidera sottolineare inoltre come l’alternarsi alla guida dell’Ente di Presidenti e Commissari, con ricette e idee diverse mai realizzate per mancanza di tempo, getti l’Ente in una situazione di incertezza amministrativa e di mancanza di un progetto risolutivo a medio e lungo termine. L’opera del Comitato di Programmazione e Sorveglianza, peraltro ora scaduto, è approssimativa e poco influente perché la normativa di riferimento non da molto spazio a quest’ organo lasciandolo in un’incertezza legale mai chiarita dalla Regione. La scelta della L.R. 40/2003 per la gestione del Centro da parte di un Presidente monocratico fa si che l’Ente non abbia una conduzione pienamente condivisa dall’utenza se non sporadicamente. Volendo ora affrontare le prospettive possiamo manifestare ancora un certo ottimismo circa le capacità del Centro Regionale di uscire dall’attuale situazione che comunque, è bene ricordarlo, rischia seriamente il dissesto finanziario. Il primo obiettivo che la Regione Lazio deve assolutamente darsi è quello di applicare l’art. 10 della legge 328/2000 che impone alle Regioni di legiferare in merito al riordino normativo degli Istituti di assistenza e beneficienza pubblica. Sull’argomento vi sono state molte proposte di legge Regionali mai approdate in Consiglio. Tuttavia si potrebbe pensare ad una norma specifica in quanto l’utenza interessata si aspetta che vengano erogati dei servizi attraverso i progetti e le rendite dell’ingente patrimonio. Infatti tredicimila ciechi ed ipovedenti residenti nel Lazio auspicano che il Centro Regionale venga trasformato in fondazione al fine di poter usufruire degli innumerevoli vantaggi fiscali e di un’ampia possibilità di manovra nella ricerca di autofinanziamenti ma anche per un serio snellimento burocratico proprio di questo tipo di istituzioni già presenti in altre Regioni di Italia e perfettamente funzionanti. A tal proposito, si ricorda che nel 2009 sono state raccolte e depositate in Regione oltre 5.000 firme di non vedenti, ipovedenti e loro familiari volte ad ottenere la suddetta trasformazione. Nella nostra proposta vi è la necessità che la nascente fondazione abbia una partecipazione pubblica della Regione a garanzia della correttezza amministrativa del nuovo Ente. Tutte le strategie che si vanno a proporre, e che sono utili ai minorati della vista, per un rilancio dell’Ente passano attraverso la trasformazione del Centro Regionale ma tuttavia si intende qui riassumere quali possono essere i principali obiettivi strategici che l’amministrazione deve perseguire:



• Il decentramento nelle province di sedi periferiche idonee e garantire parità di trattamento dell’utenza non residente a Roma:

• Il potenziamento dei servizi della didattica domiciliare e per l’assistenza specialistica nelle Scuole, punto centrale per una corretta integrazione scolastica e per una migliore autonomia dello studente non vedente che lo renda parte attiva nella società quando questi sarà adulto;

• Potenziamento dei Centri Diurni per ciechi pluriminorati;

• Sviluppo di una rete di assistenza domiciliare per i ciechi pluriminorati gravi;

• Ricostituzione del Centro di ipovisione;

• Maggiore sviluppo di servizi rivolti agli studenti universitari attraverso la casa dello studente, rilancio del centro di formazione professionale e potenziamento del settore per la riabilitazione sia estensiva che di mantenimento;

• Aggiornamento e formazione del personale che svolge funzione di operatore specializzato con l’utenza;

• Possibilità di attuare piani riabilitativi per persone che perdono la vista in età adulta anche a domicilio attraverso un’apposita convenzione con le aziende sanitarie locali;

• Promozione di campi estivi riabilitativi dedicati a varie fasce di età;

• Rilancio delle attività musicali che in passato l’Ente è riuscito a realizzare con importanti risultati anche a livello internazionale.



Questi possono essere alcuni degli esempi circa gli obiettivi che si possono realizzare a medio e lungo termine. In alcuni casi si tratta semplicemente di sviluppare e potenziare le attività già esistenti, in altri casi è necessario costruire o ricostruire i suddetti punti strategici. Tuttavia il Centro Regionale possiede al suo interno molte professionalità che dovrebbero essere valorizzate e stabilizzate in quanto in molti casi si tratta di personale con contratti a tempo determinato che inducono ad accettare altre proposte lavorative con grave danno per il Centro e per la sua utenza. Diverso è il discorso relativo alla necessità di rivedere e adottare una nuova pianta organica che sappia essere più corrispondente alle esigenze, alle strategie e alla missione statutaria del Centro Regionale così come indicato nella L.R. 8/87 e nelle tavole di fondazione dei benefattori che con grande sensibilità hanno donato il loro patrimonio ai ciechi per migliorarne la qualità della vita. 



Istruzione degli alunni con minorazioni visive: stato dell’arte e prospettive



A cura di: Giampiero Notari* 



*Consigliere Delegato del Consiglio Regionale del Lazio dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti L'istruzione per i minorati della vista è da sempre uno dei bisogni primari per poter anche solo aspirare ad una vera inclusione sociale. Lo è ancora di più oggi perché, tramontate - o fortemente diminuite - le possibilità occupazionali nelle professioni tradizionali - centralinismo telefonico, massofisioterapia, insegnamento - il non vedente che aspira al lavoro deve acquisire conoscenze, competenze e professionalità almeno pari a quelle dei coetanei normodotati visivi. Da quando i minorati della vista sono entrati nella Scuola di tutti - cioè da 35 anni - è iniziato un percorso di integrazione che ancora oggi mostra più ombre che luci perché gli attori coinvolti - La Scuola e le Istituzioni - non hanno saputo trovare le soluzioni necessarie per offrire loro almeno delle pari opportunità di apprendimento. Anche la nostra Organizzazione - che pure fa della difesa del diritto allo studio uno dei suoi compiti primari - soffre la frammentarietà e la contradditorietà delle norme e il disimpegno istituzionale e non ha le risorse - umane ed economiche - per sostituirsi a quanti non assolvono appieno al loro dovere. Ne scaturisce un quadro preoccupante, con qualche risultato di eccellenza, poche realtà positive e tante, tante delusioni appena mitigate dal grande sforzo delle Famiglie su cui purtroppo grava quasi totalmente il peso di una sorta di "privatizzazione dell'handicap". Nel dovere di sinteticità che mi è imposto dal poco tempo a disposizione per la trattazione di un argomento così complesso, proverò a fissare alcuni punti certamente meritevoli di approfondimento durante la discussione.



Il ruolo dell'Istituzione scolastica.



Non è questa la sede per una analisi anche superficiale delle disfunzioni del sistema scolastico anche perché la soluzione dei problemi della Scuola è demandata alla legislazione nazionale su cui non è possibile intervenire a questo livello. Non posso però non fare un breve cenno ad alcuni dei problemi che incidono negativamente sull'integrazione, nella convinzione che, come ho già detto, nella Scuola ci sono, per fortuna, eccellenti professionalità. Sono, purtroppo, un'esigua minoranza gli insegnanti di sostegno specificamente formati per coadiuvare l'alunno non vedente o ipovedente. Nella stragrande maggioranza dei casi dobbiamo registrare l'impreparazione degli insegnanti di sostegno che sono spesso reclutati dagli elenchi dei soprannumerari con nessuna cognizione di tiflologia e di didattica speciale. Il sistema scolastico, nel suo complesso mostra scarsa attitudine ad adeguare gli strumenti e le metodologie didattiche - quasi tutte incentrate sul senso della vista - alle esigenze ed alle peculiarità della minorazione visiva e questo limite è più evidente e negativo nella scuola primaria.



La declaratoria dei bisogni di servizi di supporto alla scolarizzazione



La scolarizzazione di un minorato della vista necessita di particolari supporti tecnici che di seguito si sintetizzano:



a) per gli alunni frequentanti la scuola comune: 

1. la fornitura di ausili didattici speciali (cartine a rilievo, apparecchi per la comunicazione, supporti didattici, postazioni informatiche dedicate correlate delle periferiche e dei software specifici, ecc.); 

2. la fornitura di testi di studio accessibili e fruibili (in versione cartacea in braille per i non vedenti o a caratteri ingranditi per gli ipovedenti o in versione digitale);

3. l'ausilio di assistenti ripetitori in orario extrascolastico e a livello domiciliare per l'addestramento all'uso degli ausili, del personal computer e per la progressiva conquista dell'autonomia nello studio; 

4. l'ausilio di assistenti specialistici nella classe (limitata ai soli casi di alunni con pluriminorazioni o ad alcuni casi di massivo utilizzo dei materiali online);





b) per gli studenti frequentanti corsi professionali

5. il pagamento della retta di ospitalità nei convitti annessi alle scuole atteso che la maggior parte dei corsi si tiene in località distanti dalla residenza del minorato della vista.

Sono indicazioni di ordine generale che, nel rispetto delle capacità individuali e delle potenzialità del gruppo famiglia, devono e possono essere "personalizzate" nel quadro di un dinamico processo di crescita e di conquista dell'autonomia dello studente non vedente o ipovedente predisposto dalla Scuola e dalla ASL e condiviso dalla Famiglia e dagli Operatori extrascolastici.



Ritengo utile fornire anche un quadro numerico di riferimento a livello provinciale:

a) Provincia di Frosinone - Utenti stimati 75

b) Provincia di Latina - Utenti stimati 63

c) Provincia di Rieti - Utenti stimati 12

d) Provincia di Roma - Utenti stimati 170

e) Provincia di Viterbo - Utenti stimati 35



Riferimenti giuridici



L'assistenza ai ciechi ed ai sordomuti (classificati dal legislatore come "disabili sensoriali") competeva, quale spesa obbligatoria, alle Amministrazioni Provinciali ai sensi dell'articolo 144 comma g "l'assistenza dei ciechi e dei sordomuti poveri rieducabili". Con circolare 25273/2 del 9 gennaio 1941 il Ministero degli Interni esplicitava il concetto di "assistenza" stabilendo che la stessa doveva essere garantita per tutto il periodo di assolvimento dell'obbligo scolastico che, in favore dei ciechi adulti, si estende anche alla frequenza di corsi professionali. La legge 18 marzo 1993, n. 67 all'articolo 5 confermava nella competenza delle Province tali funzioni assistenziali salvo diversa disposizione delle Regioni. La Regione Lazio con la legge 14/1999 articolo 150 comma a) confermava la competenza provinciale in materia di tutela del diritto allo studio dei minorati della vista. Tuttavia a 13 anni dalla sua promulgazione la disposizione regionale è ancora inapplicata ed oggi sulla tutela del diritto allo studio dei disabili visivi intervengono le Province, i Comuni, e le Aziende Sanitarie, Troppi Enti perché ci possa essere certezza del diritto. Troppi NO spesso giustificati dalla non competenza e dalla mancanza di risorse finanziarie. A parziale copertura delle intuibili difficoltà derivanti agli studenti minorati della vista dalla precarietà della situazione sopra illustrata, è intervenuta, per gli anni scolastici 2011-2012 e 2012-2013, la Regione Lazio con un provvedimento surrogatorio del mancato intervento dell'Ente Locale titolare della funzione.



Le esigenze e le attese



Credo che possano riassumersi in tre concetti: COSA, CHI e QUANDO.

COSA SERVE - Lo abbiamo detto prima e come Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti; chiediamo alla Regione di costituire un tavolo di confronto per l'elaborazione di una "carta dei servizi" che fissi i livelli minimi di assistenza e le modalità di accesso ai servizi per gli studenti minorati della vista.

CHI DEVE FARLO - Occorre che l'Ente Regione, anche in previsione del riordino delle competenze delle Province e dell'attribuzione delle stesse ad altra Istituzione, individui un Organismo - meglio se competente su tutto il territorio regionale - dotato di risorse e di potere di intervento perché la "carta dei servizi" sia applicata uniformemente su tutto il territorio;

QUANDO INTERVENIRE - La minorazione visiva non è, necessariamente, un fatto congenito e quindi va affrontata tempestivamente al momento del suo manifestarsi. Anche le esigenze pedagogiche e didattiche - ed in particolare quelle conseguenti alle scelte adozionali che la legge fissa al 20 maggio - non sono preventivabili nel medio periodo. I tempi di acquisizione dei materiali didattici speciali e dei libri di testo in formato accessibile e fruibile per gli alunni minorati della vista, sono medio-lunghi (30-90 giorni). Occorre quindi definire un protocollo di intervento che in pochi giorni (20 maggio - 30 giugno?) possa consentire all'Organismo preposto di assumere i conseguenti impegni finanziari Concludo ricordando che i provvedimenti richiesti non comportano particolari oneri finanziari aggiuntivi a carico del bilancio regionale poiché si tratterebbe solo di riaggregare i costi oggi sostenuti per questi servizi da diversi Enti (Regione, Province, Comuni, Aziende Sanitarie). L'Istituzione Regionale ha il dovere - legislativo, morale ed etico - di dare pratica attuazione ai principi costituzionali ed ai dettati delle leggi votate dal Parlamento; noi dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti quello di non lasciare le famiglie sole a combattere questa battaglia di civiltà.



L.R. 24 maggio 1990, n. 58 “Contributi ad associazioni sociali regionali”. Quale futuro e quale progettualità?

Di Carlo Carletti, Presidente della Sezione Provinciale UICI ONLUS di Latina.



La Regione Lazio con la L.R. n. 58 approvata il 24 maggio 1990 aveva stabilito di concedere contributi annui alle Associazioni regionali UICI, ENS e ANMIC, allo scopo di sostenere le attività di rappresentanza e di tutela dei diritti e dei bisogni delle persone con disabilità di varia natura. Con l’approvazione di tale provvedimento, alla Regione Lazio veniva unanimemente riconosciuto il merito di aver recepito le esigenze dei cittadini disabili, il loro diritto di associarsi e di partecipare attivamente e alla vita sociale. Successivamente, nel corso degli anni, il contributo annuale riservato inizialmente all’UICI, all’ENS e all’ANMIC è stato esteso anche alle altre Associazioni storiche di invalidi, ovvero alla ANMIL e all’UNMS.



Nel 2003, con L.R. 17 la Regione Lazio, all’Articolo 1, riconosce e valorizza il ruolo di interesse pubblico che le associazioni di cui alla legge regionale 24 maggio 1990, n. 58 e successive modifiche, di seguito denominate associazioni, assumono nella loro attività di rappresentanza e tutela delle categorie di disabili”. Il contributo annuo che la Regione Lazio ha sempre erogato in base alla Legge n. 58/90, ha consentito all’UICI del Lazio, e a tutte le altre 4 associazioni di categoria di disabili, di sviluppare le proprie attività e di dotare la sede regionale e le sedi provinciali dell’indispensabile presenza di almeno un collaboratore vedente per il disbrigo degli atti amministrativi e delle pratiche associative, in quanto, come previsto dallo statuto sociale, i dirigenti dell’Associazione sono persone con disabilità visiva che necessitano di tale specifica collaborazione. Parliamo di un contributo quantificato in circa 500.000 euro su un apposito capitolo di bilancio, l’H41510, che viene ripartito per 5 associazioni regionali che a loro volta distribuiscono alle proprie sedi periferiche. Generalmente tutte le Strutture del Lazio dell’UIC contribuiscono, grazie al finanziamento della L.R. 58/90, ad attuare il seguente piano dei servizi sulla quasi totalità del territorio regionale (queste sono normalmente le macro voci di spesa presentate nei progetti ai sensi della L.R. 58/90):

1) SEGRETARIATO SOCIALE E ASSISTENZA DIRETTA AI MINORATI DELLA VISTA ATTRAVERSO I CENTRI TIFLOTECNICI

2) SERVIZIO DI VOLONTARIATO (ACCOMAPGNAMENTO E SERVIZI PER L’AUTONOMIA DELLA PERSONA)

3) ORGANIZZAZIONE E PARTECIPAZIONE AD ASSEMBLEE, CONVEGNI ED ALTRE INIZIATIVE 4)CONSULENZA TIFLOPEDAGOGICA, TIFLOINFORMATICA, ASSISTENZA SPECIALISTICA PER BAMBINI MINORATI DELLA VISTA E PLURIMINORATI IN FASE PRESCOLARE E SCOLARE E ASSISTENZA ALLE FAMIGLIE

5) ATTIVITA' RIVOLTE ALLA PREVENZIONE ALLA CULTURA E AL TEMPO LIBERO

6) ATTIVITA' SPORTIVE

7) RAPPRESENTANZE (APERTURA DI SPORTELLI UIC PER AVVICINARE I SERVIZI AI NON VEDENTI PIU’ DISPERSI SUL TERRITORIO)

Ogni macrovoce di spesa viene debitamente documentata nelle sue sottovoci di spesa e rendicontata ogni anno per l’emissione delle richieste di mandato del saldo dell’anno precedente in quanto l’anticipo del 70 per cento dovrebbe essere assegnato nel corso dell’attuazione del progetto dell’anno di riferimento.

Da alcuni anni però l’UICI del Lazio, si trova a dover registrare una situazione di forte disagio e di assoluta precarietà in quanto l’Ente Regione non riesce ad erogare i contributi nei tempi stabiliti, portando le strutture a forti disagi finanziari. Infatti ad esempio, non è ancora stato liquidato il 30% del contributo relativo agli anni 2009 e 2010 previsto dalla stessa L.R. n. 58/90; inoltre ancora non ha erogato nemmeno il contributo relativo all’anno 2011, che la Regione ha comunque impegnato per il solo 50%, determinando in tal modo una forte caduta dei servizi ai minorati della vista del territorio laziale.

Il totale definanziamento del Capitolo di Bilancio relativo alla L.R. n. 58/90 per l’anno 2012, inoltre peggiora lo stato delle cose che, se dovesse permanere tale, renderebbe impossibile il perseguimento delle attività e dei servizi resi dalle sedi dell’UICI del Lazio. Tale provvedimento si qualifica come scelta antisociale per i riflessi che ha sulla già difficile situazione delle persone con disabilità visiva che si trovano a dover pagare la crisi economica due volte, sia nella veste di cittadini, sia in quella di persone con disabilità. Ai ciechi e agli ipovedenti del Lazio cui a causa della crisi economica è già stato ridotto il diritto allo studio, al lavoro e all’assistenza, con tale provvedimento viene ora negato anche il diritto di potersi avvalere dei servizi resi dalle strutture della propria associazione che li rappresenta e li tutela. Nel 1990 la L.R. n. 58, sollecitata dalle Associazioni e presentata dall’On. Rodolfo Gigli, ha trovato il favore e il consenso unanime di tutti i gruppi politici, tanto che è stata approvata all’unanimità dal Consiglio della Regione Lazio. A 22 anni di distanza da quel positivo evento, l’UICI del Lazio e le altre 4 Associazioni aderenti alla FAND si trovano nella necessità di dover rivolgere un rinnovato pressante appello a tutti i gruppi politici e a tutti i singoli Consiglieri affinché, come allora, il Consiglio Regionale possa ritrovare l’unanime consenso per rifinanziare in modo adeguato la L.R. n. 58/90, che nel tempo ha prodotto positivi risultati. Il Consiglio dell’UICI del Lazio, unitamente alla FAND, con il sostegno dell’Assemblea dei quadri dirigenti, dei cittadini ciechi e ipovedenti e delle loro famiglie, con la responsabilità che contraddistingue il suo operato, sarà come nel 1990 vigile e pronto a mettere in atto ogni azione utile al conseguimento dell’irrinunciabile obiettivo. Le difficoltà economiche certamente esistenti e da nessuno sottovalutate, non possono e non potranno giustificare alcun provvedimento iniquo che possa mettere a repentaglio la vita e le attività delle Associazioni rappresentative dei cittadini più deboli ed emarginati della società. Con la certezza che il senso di giustizia e di solidarietà sociale saprà guidare, come accadde nel 1990, le scelte di tutti i gruppi politici, l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti del Lazio, ha responsabilmente scelto questa prestigiosa sede istituzionale per rappresentare problematiche di assoluto valore sociale e affidare al Consiglio della Regione Lazio le soluzioni per superare la preoccupante situazione riguardante il futuro della stessa UICI del Lazio e dei propri rappresentati.



Nuove Abilità per la Flessibilità (Avviso Pubblico “Realizzazione di Interventi in impresa volti a favorire la conciliazione tra vita familiare e vita lavorativa in ottica di flexicurity): un modello sostenibile in futuro?



A cura di: Mario Sartorelli – Presidente della Sezione Intercomunale UIC di Civitavecchia



Il tema della responsabilità sociale delle imprese nel nostro mondo globalizzato sta acquistando una crescente importanza. La sostenibilità dell’agire economico viene posto in primo piano. Accanto ai criteri ambientali ed altre questioni sociali, il mantenimento e l’incremento della qualità dei posti del lavoro ne è un presupposto. Quindi l’orientamento alla famiglia come parte della responsabilità sociale diviene un tema sempre più affrontato dalle aziende. Tutto ciò assume un’importanza peculiare nello specifico contesto di riferimento dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, ente morale il cui scopo è l’integrazione dei non vedenti nella società. Integrazione che deve necessariamente passare attraverso il lavoro e la possibilità di accesso e mantenimento dello stesso. La concezione sociale di disabilità è cambiata nel tempo: essa non è più solo un attributo della persona, ma un insieme di condizioni potenzialmente restrictive derivanti da un fallimento della società nel soddisfare i bisogni delle persone e nel consentire loro di mettere a frutto le proprie capacità. Partendo da tale presupposto, il ruolo dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti diventa di fondamentale importanza, offrendo diversi e molteplici servizi tesi ad una reale ed attiva partecipazione dei non vedenti alla vita sociale del Paese, sotto qualsiasi forma la si voglia considerare. In particolare essa:

a) favorisce la piena attuazione dei diritti umani, civili e sociali dei ciechi e degli ipovedenti, la loro equiparazione sociale e l’integrazione in ogni ambito della vita civile, promuovendo allo scopo specifici interventi;

b) promuove ed attua iniziative per la prevenzione della cecità, per il recupero visivo, per la riabilitazione funzionale e sociale dei ciechi e degli ipovedenti;

c) promuove ed attua iniziative per l’istruzione dei ciechi e degli ipovedenti e per la loro formazione culturale e professionale;

d) promuove la piena attuazione del diritto al lavoro per i ciechi e per gli ipovedenti, favorendone il collocamento lavorativo e l’attività professionale in forme individuali e cooperative;

e) attua iniziative assistenziali rispondenti alle necessità dei ciechi e degli ipovedenti, con particolare attenzione ai pluriminorati e agli anziani;

f) opera nel campo tiflologico e tiflotecnico per garantire la disponibilità di sempre più avanzati strumenti;

g) promuove ed attua le attività sportive volte allo sviluppo psicofisico dei non vedenti e degli ipovedenti, anche in collaborazione con altri organismi”;

h) Favorisce la costituzione e lo sviluppo di cooperative sociali, aderendovi in qualità di socio con propri finanziamenti.

Enunciati i sopra indicati principi statutari, possiamo dire che l’Unione, fin dalla sua costituzione, anche attraverso le sue strutture regionali e provinciali, si è sempre prodigata per reperire i finanziamenti necessari per la realizzazione di quanto disposto nel suo atto costitutivo, per meglio adempiere ai suoi compiti di sussidiarietà con le pubbliche amministrazioni. Ciò ha spinto negli anni ottanta i nostri dirigenti laziali a battersi per ottenere la Legge Regionale del 24/05/1990 n. 58, legge di finanziamento delle attività e dei servizi delle associazioni storiche dei disabili. Pur essendo fuori tema, essendo stato trattato l’argomento nelle relazioni precedenti, è utile ribadire che questa legge, fino ad oggi, ha garantito l’erogazione di numerosissimi servizi agli oltre 10.000 ciechi laziali, costringendo però piano piano le nostre strutture, a causa dei progressivi posticipi dei pagamenti da parte dell’Ente Regione, ad anticipare le somme per coprire i costi delle realizzazioni dei progetti annuali. E’ facile comprendere che, proseguendo la disattenzione delle stesse norme della legge 58/90 ed il suo mancato finanziamento in bilancio, cesserà presto nel Lazio qualsiasi erogazione di servizi da parte della nostra associazione, nonché la scomparsa delle nostre strutture periferiche sul territorio regionale. Parlando di servizi ed assistenza, non avremmo dovuto preoccuparci molto se il Centro Regionale Sant’Alessio Margherita di Savoia per i Ciechi, un IPAB da oltre un miliardo di patrimonio immobiliare destinato all’erogazione di servizi ed assistenza ai minorati della vista, nel corso delle varie gestioni fosse stato gestito correttamente e nel rispetto delle sue finalità istituzionali. Purtroppo, però, il graduale aumento nel corso degli anni del disavanzo di bilancio ha fatto perdere di vista i tre obiettivi fondamentali dell’ente: l’istruzione, la formazione professionale e l’assistenza. Ma anche questo tema è stato già trattato esaustivamente in mattinata, ma, credete, repetita iuvant. Quindi, in questo crescente disinteresse delle istituzioni pubbliche verso le problematiche legate alla minorazione visiva ed il progressivo definanziamento delle attività e dei servizi ad essa collegati, si inseriscono positivamente i finanziamenti strutturali di progetti legati ai fondi sociali europei. Questi, pur richiedendo alta professionalità e progettazione specialistica, ci hanno permesso in passato e ci stanno permettendo in questo momento la realizzazione di progetti in settori che diversamente non avremmo potuto finanziare. Si pensi ai fondi sociali europei grazie ai quali L’I.Ri.Fo.R. Lazio realizzò negli anni 2004-2005 dei corsi per l’aggiornamento professionale dei centralinisti telefonici occupati sia nel pubblico che nel privato. Una categoria di lavoratori ignorati fino ad allora da qualsiasi programma di riqualificazione ed aggiornamento professionale. Il presente avviso, invece, si inquadra nell’ambito di uno degli obiettivi prioritario per la regione, e che intende perseguire a livello territoriale la crescita qualitativa delle risorse umane, anche espresso nel “Piano di lavoro per l’occupazione femminile 2009-2010”, e di promuovere un sistema anche di genere, volto a garantire ai diversi attori equità, dignità, autonomia e partecipazione, accompagnate da politiche di conciliazione in cui la flessibilità e la sicurezza si coniugano non solo con i bisogni e le esigenze del singolo ma anche della struttura familiare nel suo complesso e dell’ambiente e della cultura sociale di riferimento. Inoltre, il presente avviso finanzia progetti di flessibilità – sicurezza, conciliazione tra tempi di vita e di lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori, rientranti tra i destinatari, attraverso l’introduzione e/o il potenziamento di modelli flessibili di organizzazione del lavoro, accompagnati dall’attivazione di servizi di conciliazione in favore dei lavoratori con carichi di cura. In particolare, si intende fornire alle risorse umane con disabilità visiva un servizio di accompagnamento al lavoro, il cui fine è quello di aumentarne l’autoefficacia favorendo una maggiore gestione all’interno dell’ambiente familiare. In conclusione, si ritiene che la presente esperienza debba essere considerata un modello sicuramente ripetibile in futuro per le opportunità di interventi realizzati. Tenendo conto, comunque, della mancanza di liquidità della nostra struttura, va raccomandato ai funzionari preposti dell’Ente Regione uno scrupoloso rispetto del piano di finanziamento, disatteso nonostante il rispetto delle fideiussioni presentate.


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