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ROMA – PER GLI ISTITUTI PUBBLICI DI ASSISTENZA E BENEFICENZA (IPAB) NEL LAZIO È TEMPO DI “BONIFICHE” E “RIVOLUZIONI”
Dopo gli scandali
“affittopoli” che da Milano a Roma hanno colpito negli ultimi anni
questi istituti, dalla Regione Lazio arrivano i primi segnali di un
cambio di rotta, a cominciare dal Centro regionale Ipab Sant’Alessio
Margherita di Savoia, a due passi dalla sede della Regione. A raccontare
a Redattore Sociale le sfide che il Sant’Alessio affronterà nei prossimi
anni, il nuovo presidente Amedeo Piva, da circa due mesi a capo di una
delle Ipab più importanti della regione. Nate più di un secolo fa, le
Ipab sono istituti creati con l’obiettivo di assistere i più bisognosi.
Una mission che negli anni ha raccolto la beneficenza di tanti,
accantonando un patrimonio invidiabile al fine di sostenere le proprie
attività. Ricchezze troppo spesso male utilizzate, svendute o, come
hanno raccontato gli ultimi scandali, affittate a prezzi di favore. “È
arrivato il tempo di riformare le Ipab nel Lazio, ne sono sicuro –
spiega Piva -. Zingaretti prenderà in seria considerazione la questione
e avvierà questo processo di riforma. Noi daremo tutto il nostro
appoggio”. Già assessore alle Politiche sociali di Roma con Rutelli,
Piva conosce bene l’istituto che oggi presiede e a cui spera di poter
dare una “programmazione almeno quinquennale”.

Un patrimonio immenso, ma le banche non fanno più credito. Le proprietà
immobiliari di cui dispone il Sant’Alessio sono raccolte in circa venti
pagine di un documento pubblicato sul sito dell’istituto. Appartamenti,
anche di pregio, in affitto, ma che non bastano a far quadrare il
bilancio, da alcuni anni sempre in rosso. “Le spese superano le entrate
di un milione di euro l’anno – spiega Piva -. Da questo punto di vista,
lo stato di salute del Sant’Alessio è pessimo”. E lo dice anche il
ritardo con cui sono stati pagati gli ultimi stipendi. Ritardi dovuti ad
una carenza di liquidità, cioè di accesso al credito. Che “per un ente
che ha un patrimonio così grande – ammette Piva -, significa non aver
più accesso al credito bancario. Questo vuol dire che c’è un’esposizione
esagerata”.

Cambiare si può, ma bisogna rispettare le regole. Recuperare il
patrimonio e sfruttarlo al meglio è possibile, continua Piva, ma
occorrerà muoversi nelle “vie procedurali più appropriate” perché gli
immobili sono stati affittati con regolari contratti “nati nelle pieghe
del sistema” e che tuttavia occorre rispettare. Questo non toglie che si
possa dare il via ad un nuovo corso, ma occorre tempo, pazienza e
dedizione. “Non si può gestire in questa maniera un patrimonio del
genere – spiega Piva -. Il mercato è la rincorsa del cliente e non la
può fare una struttura con vincoli pubblici. Dobbiamo trovare strumenti
moderni per gestire il patrimonio in un modo più dinamico”.

Obiettivo prioritario: riconquistare la fiducia dei cittadini. “Dobbiamo
far capire che il Sant’Alessio non è un’agenzia immobiliare – spiega
Piva -. Abbiamo 70 operatori, di cui solo una minima parte personale di
gestione, mentre sono numerosi i terapisti della riabilitazione. Poi ci
sono i 300 e più cooperatori che lavorano sul territorio, nelle scuole.
Questo è il Sant’Alessio”. Una fiducia da riconquistare con nuove
attività, con la compartecipazione tra privato e pubblico e facendo
ripartire il discorso benefattori, scomparsi ormai da anni. “Bisogna
riacquisire la fiducia nella città. Una fiducia che un Ipab può
riacquistare se ci si libera dall’immagine di Pio albergo Trivulzio di
Roma e si ritorna a far conoscere la bravura, la capacità e la
generosità del suo operare a favore dei disabili. Solo così si può
recuperare il ruolo di punto di riferimento della solidarietà dei
cittadini”. (ga)

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