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REALIZZAZIONE DI UNA VITA ATTRAVERSO IL BRAILLE.
L'essere non vedente dalla nascita, non mi ha mai creato problemi.
Infatti, quando da bambina giocavo a nascondino, andavo sull'altalena o svolgevo vari giochi insieme ad altri miei coetanei, lo facevo in modo del tutto naturale tanto che chi mi era accanto a volte non si accorgeva che mi trovavo nella condizione di disabile visiva.
La sorpresa avvenne però, quando all'età di sei anni, giunse il momento di andare a scuola.
Quanta emozione provai, quando una donna straordinaria venne a casa, prese le mie piccole mani e per la prima volta, mi fece toccare gli strumenti per la scrittura braille.
Le chiesi immediatamente dov'era la penna per scrivere e lei, con la sua infinita dolcezza mi rispose: "no tesoro! Noi non ci vediamo quindi, la nostra penna si chiama punteruolo!"
Da quel momento, cominciò ad aprirsi per me, un mondo meraviglioso, composto di tante esplorazioni, di tante rivelazioni ma anche di numerose difficoltà da dover affrontare.
Accompagnata dai miei genitori, entrai in istituto dove ho studiato fino all'età di 18 anni.
Lì, ho conosciuto persone con la mia stessa disabilità ma anche soggetti costretti a vivere oltre che con l'handicap visivo, con altri tipi di minorazioni. Parlare di collegio, per qualcuno può sembrare qualcosa di buio, di terribile, di impossibile.
La scrittura e la lettura braille però, aiutò me ed i miei amici a superare le difficoltà di quel mondo per noi del tutto sconosciuto, che da un lato ci privava degli affetti familiari ma dall'altro ci apriva nuovi orizzonti.
La sera ci riunivamo in un grande salone, e leggevamo romanzi, fiabe, novelle; e, dopo aver letto, andavamo a dormire più rilassati, tranquilli ma soprattutto più ricchi interiormente.
Ai bambini più piccoli, piaceva molto ascoltarmi leggere, poiché dicevano che con la mia voce espressiva, trasmettevo loro distensione dopo una giornata di fatiche scolastiche.
Le scuole superiori, non rappresentarono affatto un problema in quanto, le mie compagne di classe, pur essendo vedenti, impararono attraverso me la scrittura e la lettura braille tanto che non ebbi nemmeno bisogno dell’insegnante di sostegno dato che con il mio impegno e quello delle altre alunne vedenti, mi integrai perfettamente in quell’ambiente.
Le mie amiche, pur trovandosi ad affrontare una realtà per loro estranea, vollero assolutamente provare attraverso il braille, l’emozione di potermi aiutare e supportare.
Due fra loro, svolsero a fine anno un tema per un concorso scolastico che raggiunse il primo posto; nel tema parlarono della nostra splendida amicizia e dell’ammirazione per la loro amica che pur vivendo fisicamente nel buio, aveva conseguito ed aveva trasmesso loro un’immensa luce interiore.
Bellissimo fu quando descrissero il nostro legame attraverso il braille e la loro gioia nell’aver appreso tale metodo.
Durante le vacanze, tornavo a casa e il mondo che mi lasciavo alle spalle e che molto spesso consideravo incomprensibile, mi mancava terribilmente.
Avevo nostalgia dei miei amici vedenti e non; e poiché vivevamo nelle diverse località, ci era difficile incontrarci durante la chiusura della scuola.
Grazie all’uso del braille, ci scambiavamo i racconti delle nostre giornate attraverso interminabili lettere che ogni giorno, c’inviavamo.
Fu straordinario quando una mia compagna vedente con una sua lettera, mi descrisse il verificarsi di un evento importante nella propria città.
In quel mini racconto, era rappresentato totalmente il compiersi di un meraviglioso avvenimento che, con le mie mani ma soprattutto con grande gioia ed entusiasmo, leggevo.
Quando con l’inizio dell’anno scolastico c’incontravamo di nuovo, ci sembrava di non esserci mai lasciate e soprattutto ci sembrava che quei giorni di vacanza, non fossero mai trascorsi.
Il braille quindi, ci ha unite ed ha accorciato distanze lunghe ed apparentemente interminabili.
E’ trascorso qualche anno e so che tra le mie ex compagne di classe, esistono delle insegnanti di sostegno.
Alcune, tra i propri alunni, vedono inseriti nel loro gruppo bambini non vedenti ai quali insegnano a leggere e scrivere in braille ; e, nonostante oggi sia noto l’uso dell’informatica, fanno capire loro la fondamentale importanza di tale mezzo.
Sotto le loro dita infatti, possono tranquillamente leggere ogni vocabolo avendo la capacità di rendersi perfettamente conto del suo valore.
Il braille, secondo il mio punto di vista, è un patrimonio che ci è stato donato fin dall’infanzia perciò, non solo non dobbiamo abbandonarlo ma dobbiamo diffonderlo anche ad altri, dando loro la possibilità di conoscerci e facendo esplorare loro un mondo che apparentemente può sembrare buio ma che con questo strumento, può conquistare e donare una splendida luce.
Oggi, che sono ormai una donna, faccio quotidianamente uso del braille; svolgo del volontariato preparando i docenti di sostegno all’insegnamento dell’informatica ma in particolar modo, preparando tali educatori, all’utilizzo della lettura e della scrittura braille in modo tale che a loro volta apprendano e insegnino ai loro alunni questo magnifico ed importante metodo valorizzando il suo fondamentale rilievo.
Grazie allo stesso, inoltre, ogni momento ho la possibilità di essere perfettamente integrata in società; nel lavoro utilizzo il braille per prendere appunti, per cercare informazioni, per leggere brani dato che, per la mia buona espressività conseguita nella lettura, mi si chiede spesso di leggere in Chiesa e, chi mi ascolta, rimane assolutamente colpito poiché comprende, che anche se siamo disabili, con la nostra determinazione, spesso possiamo raggiungere grandi obbiettivi.
Dato che ho studiato per qualche anno al conservatorio, ho avuto la possibilità di suonare insieme a persone vedenti e non ho avuto alcuna difficoltà poiché grazie al braille, ho potuto studiare a memoria i brani da suonare.
Qualche anno fa inoltre, ho avuto modo di dedicare diverse lezioni volontarie in una scuola elementare per sensibilizzare gli alunni riguardo il problema della disabilità.
Alla fine del corso, ho lasciato loro l’alfabeto braille e con la penna, i bambini hanno evidenziato le lettere dell’alfabeto per confrontare le due scritture.

Qualcuno può credere che essere ciechi significhi vivere nel buio assoluto ma, se facciamo uso delle nostre dita per immagazzinare informazioni, oggi la cecità non è più un ostacolo.
Grazie a Louis Braille ed al suo metodo, anche i non vedenti possono percepire con la mente, con il cuore e attraverso la scrittura e la lettura, possono sprigionare la loro fantasia.
Grazie Louis!
Patrizia Onori

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