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LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO MATTEO RENZI

Cari lettori,
riportiamo di seguito la lettera relativa alla legge di stabilità e le esigue risorse previste per le attività associative, per l'I.Ri.Fo.R. e per il Libro Parlato, che il Presidente Nazionale, Prof. Mario Barbuto ha provveduto a redigere al Presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Signor Presidente,

noi ciechi e ipovedenti italiani ci rivolgiamo a Lei per ottenere attenzione e ascolto e per rappresentarle le condizioni aspre della nostra semplice vita quotidiana.

La nostra associazione, l’U.I.C.I. è la maggiore organizzazione di volontariato operante in Italia, da quasi cento anni.

E sa, quale è la meravigliosa particolarità?
Che i volontari, da noi, sono i ciechi stessi: i fratelli che aiutano i fratelli. Gli amici che aiutano gli amici. I più fortunati che aiutano i meno fortunati.

Il senso e lo spirito di solidarietà sono stati la base della nostra vita associativa fin dall'inizio; da quando, quel giovane, valoroso ufficiale, Aurelio Nicolodi, fondò l'Associazione, nel lontano 1920, dopo aver subìto l'offesa della guerra che lo aveva lasciato, come tanti altri, privo del dono prezioso della luce degli occhi.

Da allora, l'Unione si è adoperata accanto alle pubbliche autorità, non di rado sostituendosi a esse, per soccorrere i ciechi in ogni angolo del Paese, portando loro la cultura, il lavoro, l'istruzione, la fiducia in se stessi e la voglia di farcela nonostante tutto.
Nonostante l'handicap gravissimo, riconosciuto come tale anche dall'Organizzazione Mondiale della Sanità.

Oggi le pesanti condizioni economiche del Paese, delle quali abbiamo piena cognizione e totale consapevolezza, impongono certo scelte difficili e selezioni dolorose, innanzitutto a Lei, signor Presidente.
Tali scelte, tuttavia, testimonianza della grande opera di riforma che il Paese sta compiendo sotto la sua guida, non possono essere pagate con il prezzo più amaro proprio da noi ciechi e ipovedenti, già tanto provati dalle sofferenze e dalle privazioni che la sorte maligna ci ha voluto riservare.

Dopo esserci adattati alla durezza di una esistenza vissuta ne buio; dopo aver già sopportato i tagli di tutte le leggi finanziarie degli ultimi anni; saremo ancora noi, i ciechi e gli ipovedenti italiani, chiamati a pagare il prezzo tanto amaro di una ulteriore riduzione di risorse pari all'80%, come previsto nell’attuale legge di stabilità, in discussione in Parlamento?
Questo taglio, purtroppo, se praticato, penalizzerà irrevocabilmente la nostra presenza sul territorio e la nostra attività di tutela che riguarda oltre un milione di cittadini, nonostante una legge dello Stato attribuisca all'Unione tale compito precipuo e fondamentale.

Perché, signor Presidente, penalizzare ancora i più sfortunati tra gli sfortunati? I più deboli tra i deboli?
Quelli che mettono in gioco ogni giorno la propria voglia di non cedere, nonostante tutto?

Perché, signor Presidente, privare noi ciechi di quelle risorse fondamentali che rappresentano per il bilancio dello Stato solo un frammento insignificante della spesa globale, mentre per noi sono semplicemente la vita, la luce, la speranza?

Quei quattro, cinque milioni di Euro che ci vengono tolti, infatti, mentre per lo Stato non significano praticamente nulla, per noi, invece, rappresentano l'unica possibilità di offrire gratuitamente un aiuto concreto su tutto il territorio nazionale:

• formazione professionale e accompagnamento al lavoro;
• azioni riabilitative rivolte a bambini e ragazzi pluriminorati;
• fruizione della lettura e accesso alla cultura tramite il nostro servizio del Libro Parlato;
• consulenza scolastica per famiglie e insegnanti;
• sperimentazione e diffusione delle nuove tecnologie;
• addestramento alla mobilità e all'autonomia personale;
• supporto e conforto per tante persone anziane e sole;
• diritto allo sport, al tempo libero, alla normalità;
• in poche parole, insomma, diritto alla vita.

Ma c'è di peggio!
Con quel taglio che frutterebbe al Bilancio dello Stato la miseria di quattro spiccioli, si rischia di condannare addirittura a morte la nostra Associazione.
Oltre cento sedi in tutta Italia, riconosciute come le "case dei ciechi"; un patrimonio di esperienze, di competenze, di umanità, accumulato in un secolo di storia e posto gratuitamente al servizio del Paese; il futuro stesso nostro e soprattutto delle giovani generazioni, dei nostri ragazzi che credono ancora in una esistenza normale di inclusione, cittadini tra i cittadini.

Noi ciechi e ipovedenti italiani attendiamo con urgenza dal Parlamento, dal Governo e soprattutto da Lei, signor Presidente, un segno concreto, una parola chiara che ci restituisca la fiducia e la voglia di continuare a vivere e a lavorare insieme agli altri, sebbene nel buio di una quotidianità penalizzata, per una Italia più giusta, più equa, più solidale, più coraggiosa e più forte.

Fiducioso che il nostro "grido di dolore" indirizzato personalmente a Lei, non rimarrà inascoltato, con l’auspicio che si voglia dare seguito all’ordine del giorno votato alla Camera lo scorso 30 novembre che impegna il Governo a garantire le necessarie risorse per l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, mi è gradita questa occasione per ringraziarla a nome di tutta la categoria e per formularle i migliori auguri di buon lavoro.

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