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IL PAPA: "VIVIAMO CON CORAGGIO I NOSTRI LIMITI. NON SIAMO SOLI"
La presenza delle persone disabili «provoca tutti a fare comunità, anzi, ad essere comunità, ad accoglierci a vicenda con i nostri limiti. Perché tutti abbiamo capacità, ma tutti abbiamo anche limiti!». È un invito a riscoprire i valori trasmessi dalla testimonianza di santa Lucia, giovane martire del terzo secolo, quello lanciato ieri da papa Francesco nel corso dell’incontro con l’Unione italiana ciechi e ipovedenti, guidata dal presidente nazionale, Mario Barbuto, che ha rivolto un saluto al Pontefice. L’udienza si è tenuta in occasione della festa di santa Lucia, protettrice della vista, e della Giornata nazionale del cieco. Nel suo discorso il Pontefice ha voluto «accennare ad alcuni valori umani che la figura di santa Lucia ci suggerisce». «Sottolineo: valori umani – ha spiegato il Papa –. Lucia li ha vissuti in modo esemplare grazie alla sua fede in Cristo, ma sono condivisibili da tutti».
Primo di tutti il coraggio: Lucia «era una giovane donna, inerme, ma ha affrontato le torture e la morte violenta con grande coraggio, un coraggio che le veniva da Cristo risorto, col quale era unita, e dallo Spirito Santo, che abitava in lei – ha notato il Pontefice –. Tutti abbiamo bisogno di coraggio per affrontare le prove della vita. In particolare le persone cieche e ipovedenti ne hanno bisogno per non chiudersi, per non assumere un atteggiamento vittimistico, ma al contrario aprirsi alla realtà, agli altri, alla società; per imparare a conoscere e valorizzare le capacità che il Signore ha posto in ciascuno, veramente in ciascuno, nessuno escluso!».
Un altro valore «ci viene suggerito da santa Lucia – ha proseguito Bergoglio –, cioè il fatto che lei non era sola, ma faceva parte di una comunità ». «Voi siete un’associazione – ha detto il Papa rivolgendosi ai presenti –, e questo è un valore! Un’associazione non è una somma di individui, è molto di più. Oggi c’è molto bisogno di vivere con gioia e impegno la dimensione associativa, perché in questo momento storico è 'in ribasso', non è fortemente sentita. Fare gruppo, essere solidali, incontrarsi, condividere le esperienze, mettere in comune le risorse... tutto questo fa parte del patrimonio civile di un popolo. E spesso le persone che convivono con degli svantaggi o delle disabilità possono dire a tutti, con la loro esperienza, che non siamo 'monadi', non siamo fatti per essere isolati, ma per relazionarci, per completarci, aiutarci, accompagnarci, sostenerci a vicenda». Anche perché, ha notato il Papa, tutti «abbiamo dei limiti» e necessitiamo, quindi, di essere accolti per quello che siamo. Infine la dimensione del dono: Lucia, ha spiegato il Papa, «ha vissuto questo nella forma e- strema del martirio, ma il valore del dono di sé è universale: è il segreto della vera felicità. L’uomo non si realizza pienamente nell’avere e neppure nel fare; si realizza nell’amare, cioè nel donarsi. E questo può essere inteso anche come il segreto del nome 'Lucia': una persona è 'luminosa' nella misura in cui è un dono per gli altri. E ogni persona, in realtà, lo è, è un dono prezioso!». Coraggio, comunità e dono: vivere «questi valori può comportare anche oggi delle incomprensioni – ha notato il Papa –, la fatica di andare a volte controcorrente; ma questo non stupisce: la testimonianza richiede sempre di pagare di persona. Le odierne società che puntano molto sui diritti 'individualisti' rischiano di dimenticare la dimensioni della comunità e quella del dono gratuito di sé per gli altri. Perciò – ha concluso Francesco – c’è ancora bisogno di lottare, con l’esempio e l’intercessione di santa Lucia!».

Matteo Liut
tratto da Avvenire del 14-12-2014

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