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RELAZIONE: PROGETTI DI INCLUSIONE SOCIALE RELATIVI A SITUAZIONI DI DEFICIT VISIVO A CURA DI CLAUDIO COLA - VITERBO 04/05/2015

L’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Onlus, ente morale di diritto privato che ha per legge la tutela e la rappresentanza dei ciechi in Italia, dei loro interessi morali e materiali, direttamente e indirettamente realizza progetti di inclusione sociale a favore dei minorati della vista. Ciò viene effettuato attraverso il principio della sussidiarietà e viene coinvolto l’ I.Ri.Fo.R. (Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione Onlus), l’ U.N.I.Vo.C. (Unione Nazionale Italiana Volontari pro Ciechi Onlus) nonché le organizzazioni e i settori di emanazione dell’U.I.C.I. presenti sul territorio di realizzazione dell’iniziativa. I ciechi e gli ipovedenti sono per il 70% ultra sessantacinquenni, con prevalenza di donne. Inoltre il 60% circa dei minorati della vista da 0 a 18 anni è affetto da minorazioni aggiuntive anche gravi. Un altro dato interessante da segnalare è che sono in aumento gli ipovedenti rispetto ai ciechi assoluti e che le patologie maggiormente riscontrate sono: retinopatia diabetica, patologie legate alla retina e glaucoma. L’importanza del volontariato all’interno dell’Organizzazione è essenziale come è importante aver coinvolto, attraverso specifici progetti, il Servizio Civile Volontario e ultimamente i progetti del programma Garanzia Giovani. La minorazione visiva richiede un intervento specifico e altamente qualificato perché va tenuto conto della peculiarità della disabilità. Ad ogni intervento va predisposto uno specifico progetto personalizzato, infatti intervenire su una persona cieca dalla nascita o diventata tale in età adulta oppure che è sempre stata ipovedente o lo è diventata tale a seguito di patologia, fa sì che i bisogni e le esigenze siano diverse. Un bambino nato cieco ha bisogno essenzialmente di conoscere lo spazio, la mobilità e l’orientamento e acquisire un certo grado di autonomia. Un bambino ipovedente dovrà sfruttare al massimo le capacità residue della vista imparando a sopperire alle difficoltà con tecniche e suggerimenti mirati. Questi sono solo due esempi di come gli interventi sono altamente specifici, settoriali e personalizzati, pensiamo ad esempio all’assistenza specialistica nelle scuole volta a migliorare l’autonomia didattica nell’integrazione o la predisposizione di libri in formato accessibile, braille, ingranditi, digitali o in formato audio mp3. La formazione professionale è essenziale per far sì che il minorato della vista possa inserirsi attivamente nella società e non essere, quindi, solo assistito dalle politiche sociali. L’intervento nel collocamento obbligatorio mirato può garantire alla persona non vedente una vita integrata e grazie agli aggiornamenti periodici proficua. Passando alla riabilitazione questa viene intesa sostanzialmente in due grandi aree: quella di mantenimento, diretta soprattutto agli anziani mentre quella estensiva ai giovani ma soprattutto nella fascia d’età tra i 30 e i 65 anni. Nella riabilitazione estensiva possiamo citare brevemente alcuni titoli di corsi per dare al lettore un orientamento di ciò che si vuol trasmettere in quanto l’argomento riveste una sua complessità. Alcuni dei corsi che vengono realizzati sono: ambientamento e comunicazione, mobilità ed orientamento, autonomia domestica, autonomia personale, conoscenza degli ausili tiflotecnici, conoscenza degli ausili tifloinformatici nonché delle periferiche speciali, segnografia braille a 6 punti, informatica e musicale. Un altro corso che si può citare a supporto della necessità di rendere la persona autonoma quale esempio esplicativo è quello relativo alle tecniche per il trucco. Cambiando argomento uno dei punti centrali per l’integrazione umana e sociale è dato dalla promozione delle attività ludico ricreative, gite di un giorno, nonché soggiorni estivi marini e montani. Una necessità importante a cui i progetti devono far fronte è quella dello sport, non solo inteso come agonistico ma soprattutto amatoriale. Esistono alcuni sport specifici come il Torball e lo Showdown ma i minorati della vista praticano anche il tandem, il nuoto e l’atletica leggera e la corsa su strada. In molte realtà esiste anche l’assistenza domiciliare, che anche in questo caso deve avere una connotazione specifica in quanto molte delle esigenze di chi non vede sono legate alla possibilità di spostarsi. Proprio per questo l’Unione promuove anche iniziative volte a garantire il servizio di accompagnamento. Nello specifico vengono effettuati i servi essenziali per la spesa, disbrigo pratiche, visite mediche ecc.. tuttavia laddove è possibile l’offerta viene ampliata per tutte le altre attività. Anche in questo caso gli accompagnatori vengono istruiti per dare un servizio specifico proprio perché la tecnica di accompagnamento varia da persona a persona. Tornando a focalizzare questo intervento sugli anziani, è necessario organizzare nei territori i centri a loro dedicati affinché possano accogliere, laddove non accada, in modo adeguato coloro che sono affetti da minorazione visiva. Per quanto riguarda le case di riposo in Italia ve ne sono alcune specifiche per non vedenti anche se nel tempo questi servizi stanno chiudendo. Il problema che si riscontra è dato principalmente dal non accoglimento dei ciechi e degli ipovedenti. Diverso è il discorso relativo alla Rsa, infatti non vediamo dette strutture idonee per chi non vede. Per quanto concerne i ciechi pluriminorati il problema relativo al “Dopo di noi” sta prendendo forma nella sua gravità, in quanto le famiglie di questi utenti sono seriamente preoccupate circa il futuro dei loro figli che in molti casi sono diventati adulti. Come già segnalato in questa breve sintesi della relazione il fenomeno dei ciechi con minorazioni aggiuntive è esponenzialmente in crescita e quindi va affrontato urgentemente e in modo adeguato, anche con norme specifiche di cui si chiede da tempo a gran voce l’emanazione, sia a livello nazionale che regionale. Per quanto riguarda la legislazione in generale questa risponde in buona parte dei casi alle esigenze dei disabili e in particolare dei minorati della vista ma il vero problema sono le risorse con cui dette norme vengono finanziate. Infatti va qui denunciato con forza la riduzione dei finanziamenti che rendono di fatto le norme poco efficaci, inattuabili o addirittura inefficaci. Altro motivo di preoccupazione è dato dal riordino previsto dal decreto Del Rio e della riduzione delle province ad enti di secondo livello. Infatti dette amministrazioni avevano la competenza per l’assistenza dei minorati della vista e più in generale dei disabili sensoriali. Sull’argomento si è in attesa che le regioni emanino norme chiare sul riordino delle competenze. Altro aspetto essenziale su cui la nostra organizzazione lavora in modo assiduo è la promozione di corsi specifici per gli operatori, anche in questo caso la preparazione è mirata al settore degli stessi ma in ogni caso nulla vieta a detto personale di formarsi in più ambiti di intervento su tale minorazione. Un ultimo cenno va effettuato rispetto all’Ipab denominata Centro regionale Sant’Alessio Margherita di Savoia per i Ciechi di Roma, ente pubblico della Regione Lazio con il quale il nostro sodalizio si rapporta e lavora quotidianamente per il raggiungimento in sinergia degli obiettivi che solo in parte sono stati citati nel presente documento

Claudio Cola

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