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ECUP/CAPODARCO: TUTTI A CASA
È partita la campagna per raccogliere le adesioni di cittadini, utenti, associazioni, soci di cooperative, amici e sostenitori di quanti hanno a cuore la sopravvivenza della Capodarco Cooperativa sociale e Integrata e del servizio regionale del Lazio di prenotazione delle prenotazioni sanitarie RECUP.


Per firmare a favore di questa importante battaglia di civiltà basta andare sul sito www.capodarco.coop e siglare sul web la propria approvazione.


La lettera aperta approvata all'unanimità dai lavoratori soci della Capodarco è rivolta al Presidente della Regione e commissario ad acta per la sanità del Lazio Piero Marrazzo, per evitare che venga mandato nel caos un servizio come il RECUP e scongiurare la perdita di oltre 2000 posti di lavoro, di cui oltre un terzo costituita da persone disabili e svantaggiate.


Il servizio Recup nato nel 1999 per merito della stessa Capodarco, che allora si aggiudicò la gara europea con clausole sociali per la sua realizzazione, è servito in questi anni ad effettuare quasi 20 milioni di prenotazioni sanitarie telefoniche di visite specialistiche ed esami diagnostici razionalizzando e facilitando l'accesso ai servizi di sanità pubblica regionale con una riduzione drastica delle file agli sportelli e delle liste di attesa.


La Capodarco è una cooperativa sociale finalizzata all'inserimento lavorativo di persone disabili e svantaggiate nata nel 1975 e rappresenta una delle prime e più conosciute esperienze di integrazione sociale e lavorativa di persone disabili a livello nazionale ed europeo.


L'appello rivolto a Marrazzo è perchè si riveda la decisione di internalizzare il servizio a partire dal prossimo 1°giugno e che prevede la sostituzione del personale di Capodarco con operatori pubblici regionali con un progetto che, oltre a rivelarsi ingiustificato per la qualità e competenza con la quale ci si priva di chi ha sin qui condotto il servizio, risulta a conti fatti antieconomico e irrealistico. La decisione è tanto più grave in quanto avviene dopo che per ben due volte si è provveduto a revocare in questi ultimi 2 anni e mezzo le gare per il rinnovo del servizio ed a mettere in discussione l'uso di clausole sociali sulla base della normativa europea, nazionale e regionale.


Il decreto del 2 febbraio di Marrazzo costituisce un grave attacco al principio di sussidiarietà sul quale si basa il moderno welfare-community ed un segnale inequivocabile di chi sarà costretto a pagare gli effetti della crisi economica, in barba a tutte le ipocrite e scontate dichiarazioni di solidarietà verso i settori più deboli della società.

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