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ANZIANI

La stragrande maggioranza dei soci iscritti all'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti è rappresentata da persone anziane: infatti il 70% ha circa un'età media pari o superiore ai 65 anni.

Le patologie che affliggono maggiormente questa fascia di popolazione sono per lo più la "retinopatia diabetica", il "glaucoma degli anziani", la "degenerazione maculare senile" e la "retinite pigmentosa".

Queste patologie oculari, come specificato, compaiono in età adulta, gravando, in molti casi, su disturbi e disagi già presenti nella senilità.

Parliamo, infatti, di persone che sono spesso sole, che non hanno il conforto della famiglia, o che, all'insorgere della minorazione visiva tendono a chiudersi in se stessi cercando conforto nelle loro case e nella loro solitudine.

E' qui che entra in gioco l' U.I.C.I.

Molte attività vengono organizzate al fine di coinvolgere queste persone e per restituire loro quell'indipendenza di cui la società li ha tristemente privati. Così, anche attraverso l'aiuto dei volontari dell'U.N.I.Vo.C. si cerca di occupare le loro giornate, attraverso la lettura di un libro, o la più frequente abitudine di fare la spesa.

Spesso capita che le persone rifiutino la situazione conseguente alla patologia visiva, e quindi il recupero risulta ancora più complicato, dal momento che gli anziani sono portati ad innalzare un muro tra loro e la società che li ha violentemente e lentamente allontanati, non capendo che il problema fisico o sensoriale non pregiudica rapporti personali o rendimenti di alcun tipo. Si tratta solo di capire che bisognerà rimboccarsi le maniche alla ricerca di altre e di nuove soluzioni pratiche. Niente di più.

Gli atteggiamenti degli "altri" nei confronti del non vedente, quindi, in alcuni casi, sono talmente dannosi da portare la persona minorata della vista ad uno stato di intolleranza e di freddezza tale da non sciogliersi neanche davanti ad un lieto evento che lo riguarda da vicino: la nascita di un nipote, un compleanno, una ricorrenza particolare.

Non possiamo capire quello che portiamo nelle case e negli animi di queste persone finché non li sentiamo dire , con un sorriso inusitato o con gli occhi lucidi che sono felici di averci accanto, o che aspettano con ansia il giorno del prossimo incontro. In effetti gli permettiamo di affrontare un nuovo cammino, senza transenne, privo di indicazioni e sostegni: non gli indichiamo una scorciatoia, ma li teniamo per mano lungo il percorso e insieme muoviamo alcuni passi, cui seguono soste e recuperi, ma sempre più brevi.

Un grande problema riguarda la difficoltà dei servizi: la nostra provincia è costituita da 91 comuni, alcuni dei quali molto piccoli, che neppure unendosi ad altri riescono a raggiungere i parametri attraverso i quali possiamo portare i nostri servizi, e soprattutto non riescono ad essere puntuali sulla risoluzione di patologie e disagi. Per far fronte a tutto questo, tra le tante iniziative promosse dalla nostra Associazione, abbiamo offerto periodicamente il servizio "Centro di Ascolto".
Riteniamo che anche attraverso il telefono si possa garantire una presenza costante per l'utente, che ne trae compagnia e sollievo.
Si tratta di un mezzo per tenere ancora più in contatto i soci dell'U.I.C.I. con i nostri volontari, garantendo così il ripristino di attività e di calore affettivo, che cadono in disuso col subentrare della patologia.

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