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LA LEGISLAZIONE SUL LAVORO DEI CIECHI

Prima dell'approvazione della ex legge n.68 del 12.3.1999, con la quale è stato riformato il collocamento al lavoro dei disabili, le norme per i non vedenti si differenziavano dalla parallela normativa delle altre categorie protette. La nuova legislazione sposa in pieno il principio fondamentale sul quale sono sempre imperniate le norme speciali per i non vedenti: vale a dire sul cosiddetto "collocamento mirato", che si basa sull’impiego dei lavoratori disabili in attività professionali per le quali sussistano mirate e conclamate attività professionali (accertate da specifici organi pubblici), sia sotto il profilo delle attitudini psico-fisiche, sia sul versante di apposite abilità ed idoneità scolastiche, che possano essere proficuamente utilizzate anche da imprese private impegnate in attività ad alta produttività. Tale legge fa espressamente salve tutte le leggi speciali in materia di collocamento obbligatorio in favore dei lavoratori minorati della vista.

In concreto si nota al riguardo che, per quanto concerne i lavoratori non vedenti:


  1. a tutt'oggi i centralinisti telefonici non vedenti (a cui le leggi 3 Giugno 1971
    n.397 e 29 Marzo 1985 n.113 riservano posti per il collocamento obbligatorio in enti pubblici ed aziende private, dotati di impianti di centralino con determinate
    caratteristiche tecnologiche) sono gli unici operatori, fra quelli adibiti a tali
    mansioni, chiamati a conseguire tale professionalità attraverso un previo e mirato
    curriculum formativo;


  2. i massofisioterapisti non vedenti (del cui collocamento si occupano le leggi 21
    Luglio 1961 n.686, 19 Maggio 1971 n.403 e n.29 del 1994) sono stati, assieme agli
    infermieri professionali, e fino all'attivazione dei corsi per terapisti della
    riabilitazione, i soli operatori sanitari e paramedici che conseguivano la propria
    professionalità attraverso un mirato percorso formativo di scuola media di secondo grado.


Qualche anno fa la stessa possibilità, che fu offerta in via transitoria, per i

massofisioterapisti non vedenti di essere iscritti all'albo dei terapisti per la

riabilitazione, sancisce e conferma il riconoscimento storico della notevole competenza

professionale maturata da questi lavoratori.

Il discorso potrebbe allargarsi ad altri profili professionali che ben si adattano al

bagaglio intellettivo e senso-percettivo dei ciechi, ma riteniamo che la casistica dei

centralinisti e massofisioterapisti, unitamente al consistente numero di docenti non

vedenti, validamente impegnati soprattutto in discipline letterarie, giuridiche,

economiche e musicali, valga ad evidenziare proprio questo peculiare aspetto del

collocamento al lavoro dei non vedenti, fondato non su una generica richiesta di

integrazione sociale, ma sulla messa a disposizione di un proprio specifico e fruttuoso

bagaglio professionale e culturale.

Nonostante le sopra accennate abilità fisio-psichiche ed idoneità

scolastico-culturali, anche il collocamento dei lavoratori non vedenti si è sempre

realizzato attraverso una normativa cogente (al pari delle altre categorie protette) in

quanto, in caso contrario, prevarrebbero quelle logiche "selvagge" di mercato e quei

pregiudizi, in forza dei quali un lavoratore normodotato verrebbe sempre e comunque

preferito ad un omologo non vedente. Proprio per le brevi considerazioni svolte, la

tutela normativa e cogente in materia di collocamento, mira alla costituzione del rapporto

di lavoro e riguarda, assai più marginalmente, lo sviluppo e la progressione economico-

giuridica del rapporto.

Non mancano, tuttavia, disposizioni che accompagnano lo svolgimento e lo sviluppo

dell'impiego, al fine di evitare che l'originaria assunzione si trasformi in una sorta di

"ghetto" economico-giuridico da dove il lavoratore non vedente non possa più muoversi a

motivo della rigidità delle mansioni espletabili. Ad esempio, poiché la

minorazione visiva riduce fortemente la possibilità di partecipare a concorsi

interni per il disbrigo di mansioni diverse, l'art. 9 della legge 29 Marzo 1985 n.113

prevede la corresponsione ai centralinisti non vedenti, di un'indennità di mansione

equipollente a quella percepita - ex tempore - dagli operatori dell'Azienda di Stato per i

servizi telefonici. Tale indennità di mansione premia la particolare

professionalità di questi lavoratori e compensa, in senso lato, le ridotte

opportunità ai concorsi interni che danno accesso a più gratificanti

inquadramenti.

Analogamente l'art.2 della legge 28 Marzo 1991 n.120, qualifica il lavoro dei ciechi

come attività particolarmente usurante, configurando un'accelerazione nei tempi di

maturazione del trattamento di quiescenza. Nonostante tali peculiarità, ed a

dispetto della normativa protettiva, le opportunità storiche del collocamento al

lavoro dei non vedenti mostrano preoccupanti sintomi di disaffezione, sia da parte degli

interessati, sia da parte dei datori di lavoro, dovuta anche al continuo progresso

tecnologico che rischia di ridurre pesantemente, se non addirittura di eliminare, le

opportunità offerte da alcune professioni storiche dei non vedenti.
A proposito dei centralinisti telefonici, ad esempio, il comma 12 dell'art.45 della legge

144/99 prevede che, ai fini dell'applicazione della legge 113/85, il Ministero del Lavoro

individui delle qualifiche equipollenti a quella del centralinista, idonee al

collocamento al lavoro dei non vedenti, presupponendo una evoluzione professionale che

porti il centralinista a diventare uno specialista dell'informazione al servizio del

pubblico.

Sulla base di tale norma, il Ministro del Lavoro ha adottato in data 10/01/2000 il decreto

per il riconoscimento delle seguenti nuove qualifiche professionali:


  1. operatore telefonico addetto alle informazioni alla clientela e agli Uffici Relazioni

    con il Pubblico


  2. operatore telefonico addetto alla gestione ed alla utilizzazione di banche dati;


  3. operatore telefonico addetto ai servizi di telemarketing e di telesoccorso.



Alle nuove qualifiche si accede con appositi corsi formativi. I qualificati verranno iscritti, con indicazione della abilitazione conseguita, all'albo professionale nazionale dei centralinisti telefonici che viene, così, ad assumere valenza per molteplici nuove professioni in linea con le moderne impostazioni del lavoro.
Infine possono ricordarsi le norme della legge 28 Agosto 1997 n.284 che prevede interventi per l'integrazione scolastica e lavorativa dei ciechi pluriminorati, nonché per la prevenzione della cecità.
La nostra organizzazione, a livello nazionale, ha condotto numerose ricerche volte ad individuare ulteriori nuove professioni per i minorati della vista. Tali ricerche, tutt’ora in corso, hanno lo scopo di attenuare e in futuro sostituire, la professione di centralinista telefonico, in quanto i nuovi sistemi di comunicazione, primo fra tutti il VOIP, stanno sostituendo i centralini telefonici, così come li abbiamo conosciuti in passato. È stata depositata nell’anno 2014 una proposta di legge che aggiorna e riordina la legge 113/85; il Parlamento la sta vagliando nelle apposite commissioni.
La norma infatti, pur essendo recente, è stata ampiamente sorpassata dall’evolversi rapido delle tecnologie, ma anche dalle leggi che hanno liberalizzato il mercato, sopprimendo tra l’altro la SIP, a cui detta norma fa riferimento. Per quanto concerne il collocamento al lavoro dei minorati della vista, con disabilità aggiuntive, in alcuni casi, per altro rari, si è sperimentata la costituzione di cooperative sociali di tipo B. Detto strumento consente il coinvolgimento lavorativo di quelle persone che non potranno mai affrontare corsi professionalizzanti che richiedano l’impiego di tecnologie speciali e complesse.

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