La nostra storia:
Nell'anno duemila l'Unione Italiana Ciechi celebra l'80°
anniversario dalla fondazione: si tratta di lavoro ininterrotto, spesso
duro ed oscuro, che ha portato i ciechi italiani a conquiste luminose che
tutto il mondo ci invidia.
Tuttavia il cammino per la piena integrazione sociale ancora non è
compiuto; per questo il nuovo millennio va affrontato con una forte volontà
rinnovatrice della propria struttura e della propria attività: è
infatti necessario che l'Unione si connoti ancor più non solo quale
ente di rappresentanza e tutela, ma anche quale struttura operativa che
intervenga concretamente a sostegno delle minorazioni visive.
Gli strumenti giuridici di questo ampliamento di attività sono stati
perfezionati e sono:
a) l'acquisizione da parte
dell'U.I.C. della qualità di organizzazione non lucrativa di utilità
sociale (ONLUS), che consente di affiancare
le istituzioni pubbliche, e spesso di sostituirsi a queste, nell'attività
di assistenza sociale e socio-sanitaria.
b) L'adeguamento dello Statuto dell'Unione
(approvato con decreto del Ministero dell'Interno in data 9 Ottobre 1999)
alla sua nuova connotazione con rafforzamento dei compiti istituzionali
mirati alla attuazione di concrete iniziative ed attività nel settore
della cecità e della minorazione visiva.
LE ORIGINI
L'Unione Italiana Ciechi è stata fondata a Genova il 26 Ottobre 1920
da un gruppo di non vedenti guidati da Aurelio
Nicolodi, un giovane ufficiale trentino che aveva perduto la vista
durante la prima guerra mondiale: essi avevano la convinzione che l'autentica
integrazione sociale dei ciechi si potesse conseguire soltanto se i ciechi
stessi si fossero direttamente impegnati per la rivendicazione dei loro
diritti di uomini e di cittadini, liberandosi dalla mendicità e dalla
tutela del filantropismo caritativo, che da sempre erano state le sole condizioni
di vita loro consentite; riuscirono a far accettare ai ciechi italiani due
idee risultate ben presto vincenti, e cioè la solidarietà
fra tutti i ciechi, nonostante essi siano fra loro diversissimi per capacità
personali, per esperienze e cultura, e la socializzazione dei problemi derivanti
dalla società.
Nata come associazione non riconosciuta, l'Unione Italiana Ciechi venne
eretta in ente morale con regio decreto 29 luglio 1923 n.1789; con decreto
legislativo in data 26 settembre 1947 n.1047 sono state attribuite all'Unione
le funzioni di rappresentanza e tutela degli interessi morali e materiali
dei ciechi, che ancora oggi esercita; trasformata in ente pubblico con Decreto
del Presidente della Repubblica in data 23 Dicembre 1978, è stata
poi qualificata quale ente morale con personalità giuridica di diritto
privato.
LA REALTA' ATTUALE
L'Unione Italiana Ciechi è oggi una organizzazione non lucrativa
di utilità sociale, ente morale di natura associativa, con personalità
giuridica di diritto privato, che ha come scopo fondamentale l'integrazione
dei minorati della vista nella società, anche mediante convenzione
con la Stato ed enti pubblici e privati.
Più in particolare l'Unione Italiana Ciechi:
a) favorisce la piena attuazione dei diritti
umani, civili e sociali dei ciechi, la loro equiparazione sociale e l'integrazione
in ogni ambito della vita civile;
b) promuove ed attua in base a specifiche
convenzioni con le pubbliche amministrazioni competenti o, relativamente
a tipologie d'interventi non realizzate da quest'ultime, previa comunicazione
alle medesime, iniziative per la prevenzione della cecità, per il
recupero visivo, per la riabilitazione funzionale e sociale dei ciechi;
promuove inoltre iniziative per l'istruzione dei ciechi e per la loro formazione
culturale e professionale (clicca su I.Ri.For. , su S.Alessio e su Ausili
tiflotecnici), anche mediante la costituzione di strutture operative in
convenzione con enti pubblici e privati
c) promuove la piena attuazione del diritto
al lavoro per i ciechi, favorendone il collocamento lavorativo e l'attività
professionale in forme individuali o cooperative;
d) attua iniziative assistenziali rispondenti
alle necessità dei ciechi , con particolare attenzione ai pluriminorati,
agli anziani e a quelli in situazione di particolare emarginazione sociale;
e) opera in ambito tiflologico e tiflotecnico
per garantire la disponibilità di sempre più avanzati strumenti
(clicca su ausili tiflotecnici) a condizioni di mercato accessibili;
f) promuove specifici interventi per l'integrazione
scolastica, professionale e sociale dei minorati della vista.
Per il raggiungimento dei suoi fini l'Unione ha creato strumenti operativi per sopperire alla mancanza di adeguati servizi sociali dello stato e degli enti pubblici. In particolare vanno ricordati:
Il Centro Nazionale del Libro Parlato, creato nel 1957 quale strumento di acceso alla cultura, umanistica e scientifica, da parte dei minorati della vista ed ora, più in generale, da parte di coloro che abbiano difficoltà di lettura; il centro produce distribuisce, attraverso tre centri di produzione e tredici centri di distribuzione, opere registrate su audiocassetta, compresa la stampa sonora e la riproduzione sonora dei principali periodici (d'intesa con le case editrici). Da alcuni anni viene registrata la colonna sonora di film, con opportune indicazioni sulla azione scenica, e viene fornito il servizio di fornitura di testi registrati su richiesta di singoli.
Il Centro Nazionale Tiflotecnico, struttura di produzione
e distribuzione di materiale tecnico specifico per minorati della vista
; in origine in prevalenza di tipo ludico, successivamente il Centro si
è dedicato a sussidi sempre più avanzati, soprattutto informatici
e di alta tecnologia.
Il Centro svolge due funzioni insostituibili: una di calmierazione del mercato,
l'altra di progettazione e distribuzione di sussidi ed ausili che, non essendo
suscettibili di lucro, sono trascurati dalle aziende del settore.
LA RAPPRESENTATIVITA' DELL'UNIONE ITALIANA
CIECHI
Da un'indagine svolta dall'istituto DOXA
nel 1993 risulta che all'Unione Italiana Ciechi è iscritta la quasi
totalità dei ciechi, riconosciuti come tali dal ministero dell'interno.
Secondo la DOXA, il 68% dei ciechi conosce
ed apprezza l'Unione, il 3% conosce il Movimento
Apostolico Ciechi ( i cui iscritti sono, per la maggior parte, iscritti
anche all'Unione), mentre il 30% non conosce nessuna organizzazione di ciechi
( si tenga presente che il 60% dei ciechi ha un'età superiore ai
65 anni e ben il 37% superiore ai 74); va inoltre notato che l'87% dei ciechi
occupati ed il 79% dei ciechi con istruzione media o superiore è
iscritto all'Unione.
L'Unione Italiana Ciechi è l'unica associazione di non vedenti a
cui possono essere soci a pieno titolo soltanto i ciechi, e che per statuto
tutte le cariche dirigenziali sono attribuibili a non vedenti, fatta eccezione
per quella di consigliere delegato delle Sezioni provinciali (peraltro dirette
da un Presidente e da un Vice Presidente non vedenti).
Nessun'altra associazione può, pertanto, rivendicare una pari esponenzialità
e rappresentanza della categorie dei non vedenti.
Da qualche tempo l'Unione sta approfondendo anche le tematiche dei ciechi
pluriminorati (clicca su S.Alessio), cioè ciechi che presentano altre
minorazioni aggiuntive, di natura sensoriale, motoria, intellettiva e simbolico-relazionae.
In ogni città capoluogo di provincia esiste una sezione dell'Unione
Italiana Ciechi, alla quale si possono rivolgere tutti coloro che sono interessati
ad avere informazioni più complete e dettagliate sui servizi offerti
dall'Unione, sulle disposizioni di legge, sulle diverse agevolazioni, sulle
iniziative programmate e sulle opportunità di collaborazione, nonché
sulle preoccupazioni, sui problemi e sulle speranze dei ciechi italiani.
I RISULTATI
Si è già osservato come l'incisiva e costante azione dell'Unione
Italiana Ciechi abbia fatto sì che, per unanime riconoscimento, anche
internazionale, la legislazione italiana sia tra le più avanzate,
forse la più avanzata tra tutte.
La nostra legislazione, con la locuzione "cieco", intende tre
gradi di minorazione differenti (cui corrispondono interventi sociali diversi):
- cieco assoluto, cioè chi è totalmente privo della vista
o il cui residuo visivo consente la sola percezione dell'ombra e della luce.
- cieco ventesimista, cioè chi ha un residuo visivo in ciascuno degli
occhi, con eventuale correzione di lenti, non superiore ad un ventesimo.
- cieco decimista, cioè chi ha un residuo visivo in ciascun occhio
non superiore ad un decimo, sempre con eventuale correzione ottica.
Ai ciechi decimisti l'invalidità è utile per
il solo accesso protetto al lavoro, accesso spettante naturalmente anche
agli altri ciechi.
I cosiddetti ventesimisti hanno titolo ad una modesta pensione non reversibile
(non trasferibile, quindi, in caso di morte al coniuge o ai figli minori)
qualora versino in condizioni di bisogno economico. Inoltre hanno titolo,
a prescindere dalla situazione economica, ad un'indennità speciale,
anch'essa modesta, da utilizzare per sopperire alla carenza di visus.
Ai ciechi assoluti compete la pensione non reversibile, in presenza di reddito
personale inferiore ad un limite imposto dalla legge.
La pensione dei ciechi civili è stata ottenuta dall'U.I.C. con una
manifestazione clamorosa (soprattutto per quei tempi, si era nel 1957!):
la "marcia del dolore" che vide migliaia di ciechi, convenuti
da tutta Italia a Firenze, muoversi e raggiungere Roma a piedi.
L'emozione suscitata nel paese fu tale che Governo e Parlamento tolsero
le riserve fino ad allora avanzate e concessero la pensione dei ciechi civile.
Ben più significativa, peraltro, è la cosiddetta "indennità
di accompagnamento" (meglio sarebbe comunque chiamarla "per l'autonomia")
che compete a tutti i ciechi, indipendentemente dalla condizione economica,
personale o familiare, e che è stata giudicata dalla Corte Costituzionale
non un istituto assistenziale, ma uno strumento di pari dignità sociale.
L'Unione Italiana Ciechi ha poi ottenuto un particolare riconoscimento a
favore dei ciechi che soffrono di ulteriori minorazioni; in tali casi è
previsto il cumulo delle indennità relative alle diverse minorazioni.
Inoltre è stato ottenuto il finanziamento di progetti per la piena
integrazione sociale dei ciechi pluriminorati, e la stessa U.I.C. ha in
corso di realizzazione un progetto per un Centro polifunzionale di riabilitazione
dei ciechi pluriminorati.
Non solo sul piano del sostegno economico l'Unione si è adoperata,
ma anche, ed in primo luogo, per la parità giuridica con gli altri
cittadini.
Si pensi che tra i più significativi risultati conseguiti dall'Unione
si segnalano: il diritto all'istruzione, fin dal 1923; l'istituzione della
"scuola di metodo" per la formazione degli insegnanti delle Scuole
speciali; la fondazione delle Stamperie Braille di Firenze e di Catania
e della Biblioteca Italiana per Ciechi (tel. num. 039-833253/ 06-6628259)
, la quale opera come biblioteca circolante, distribuendo, sull'intero territorio
nazionale, i testi scritti in Braille e su dischetti magnetici; l'obbligo,
per le Amministrazioni Provinciali, di sostenere le spese per l'assistenza
scolastica dei minorati della vista, fino al conseguimento, da parte dei
capaci, di una qualificazione professionale, laurea compresa.
L'ISTRUZIONE
La storia del diritto all'istruzione dei ciechi, o comunque dei minorati
della vista, è iniziata nel nostro paese fin da prima dell'avvento
della Repubblica, quando l'istruzione veniva impartita nell'ambito di istituti
e scuole speciali.
Attualmente gli istituti e le scuole speciali per i ciechi sono stati sostanzialmente
soppressi; sussistono ancora alcuni istituti per l'acquisizione di specifici
titoli professionali; con una serie di provvedimenti graduali, si è
realizzato in Italia il principio della piena integrazione scolastica dei
ciechi nella scuola normale.
Per tutto il periodo della scuola dell'obbligo, il non vedente viene seguito
dagli "insegnanti di sostegno", formati in appositi corsi. Inoltre
ai ciechi è garantito il diritto ai libri gratuiti in braille, a
cura dei Comuni. Recentemente, per garantire una qualità elevata
alla scritturazione braille dei testi, l'Unione ha promosso il perfezionamento
di una convenzione fra l'Associazione Nazionale Comuni d'Italia e la Biblioteca
Italiana per ciechi Regina Margherita, in base alla quale la Biblioteca
fornisce ai Comuni i libri di testo, addossandosi le maggiori spese necessarie
per un elevato standard qualitativo del braille.
I DIRITTI CIVILI
L'Unione Italiana Ciechi è riuscita a far approvare nel 1975 una
legge in cui viene affermato che la persona affetta da cecità congenita
o contratta successivamente, per qualsiasi causa, è a tutti gli effetti
giuridici pienamente capace di agire purché non sia inabilitata o
interdetta, e che la sua firma
apposta su qualsiasi atto, senza alcuna assistenza salvo diversa richiesta
dell'interessato, è vincolante ai fini delle obbligazioni e delle
responsabilità connesse; tale legge, inoltre, sancisce il diritto
alla partecipazione di ogni individuo al Governo del proprio Paese, nonché
il diritto di accesso in condizioni di uguaglianza ai pubblici impieghi
nel nostro paese.
Attualmente l'Unione è impegnata nella difesa delle proprie conquiste
sociali, rimesse continuamente in discussione, come è messo in discussione
l'intero stato sociale; nella ricerca di nuove e sempre più idonee
modalità d'azione, atte a migliorare la qualità della vita
e a rendere effettiva l'integrazione sociale dei minorati della vista.
LA LEGISLAZIONE SUL LAVORO DEI CIECHI
Fino all'approvazione della legge n.° 68 del 12.3.1999 che riforma il
collocamento al lavoro dei disabili, le norme per i non vedenti divergevano
profondamente dalla parallela normativa delle altre categorie protette.
La nuova legislazione sposa in pieno il principio fondamentale sul quale
sono sempre imperniate le norme speciali per i non vedenti: vale a dire
sul cosiddetto "collocamento mirato", che si basa sulla utilizzazione
dei lavoratori disabili in attività professionali per le quali sussistano
apposite e conclamate attività professionali (accertate da appositi
organi pubblici), sia sotto il profilo delle attitudini psico-fisiche, sia
sul versante di apposite abilità ed idoneità scolastiche,
e che possano essere proficuamente utilizzate anche da imprese private impegnate
in attività ad alta produttività. Tale legge fa espressamente
salve tutte le leggi speciali in materia di collocamento obbligatorio in
favore dei lavoratori non vedenti.
In concreto si nota al riguardo che, per quanto concerne i lavoratori non
vedenti:
a) a tutt'oggi i centralinisti telefonici non vedenti (a cui le leggi 3
Giugno 1971 n.397 e 29 Marzo 1985 n.113 riservano posti per il collocamento
obbligatorio in enti pubblici ed aziende private, dotati di impianti di
centralino con determinate caratteristiche tecnologiche) sono gli unici
operatori, fra quelli adibiti a tali mansioni, chiamati a conseguire tale
professionalità attraverso un previo e mirato curriculum formativo;
b) i massofisioterapisti non vedenti (del cui collocamento si occupano le
leggi 21 Luglio 1961 n.686, 19 Maggio 1971 n.403 e n. 29 del 1994) sono
stati, assieme agli infermieri professionali, e fino all'attivazione dei
corsi per terapisti della riabilitazione, i soli operatori sanitari e paramedici
che conseguivano la propria professionalità attraverso un mirato
percorso formativo di scuola media di secondo grado.
E da ultimo la stessa possibilità, ancorché
in via transitoria, per i massofisioterapisti non vedenti di essere iscritti
all'albo dei terapisti per la riabilitazione, sancisce e conferma il riconoscimento
storico della notevole competenza professionale maturata da questi lavoratori.
Il discorso potrebbe allargarsi ad altri profili professionali che ben si
adattano al bagaglio intellettivo e senso-percettivo dei ciechi, ma riteniamo
che la casistica dei centralinisti e massofisioterapisti, unitamente al
consistente numero di docenti non vedenti, validamente impegnati soprattutto
in discipline letterarie, giuridiche, economiche e musicali, valga ad evidenziare
proprio questo peculiare aspetto del collocamento al lavoro dei non vedenti,
fondato non su una generica richiesta di integrazione sociale, ma sulla
messa a disposizione di un proprio specifico e fruttuoso bagaglio professionale
e culturale.
Nonostante le sopra accennate abilità fisio-psichiche ed idoneità
scolastico-culturali, anche il collocamento dei lavoratori non vedenti si
è sempre realizzato attraverso una normativa cogente (al pari delle
altre categorie protette) in quanto, in caso contrario, prevarrebbero quelle
logiche "selvagge" di mercato e quei pregiudizi, in forza dei
quali un lavoratore normodotato verrebbe sempre e comunque preferito ad
un omologo non vedente.
Proprio per le brevi considerazioni svolte, la tutela normativa e cogente
in materia di collocamento mira alla costituzione del rapporto di lavoro
e riguarda, assai più marginalmente, lo sviluppo e la progressione
economico-giuridica del rapporto.
Non mancano, tuttavia, disposizioni che accompagnano lo svolgimento e lo
sviluppo dell'impiego, al fine di evitare che l'originaria assunzione si
trasformi in una sorta di "ghetto" economico-giuridico da dove
il lavoratore non vedente non possa più muoversi a motivo della rigidità
delle mansioni espletabili.
Ad esempio, poiché la minorazione visiva riduce fortemente la possibilità
di partecipare a concorsi interni per il disbrigo di mansioni diverse, l'art.
9 della legge 29 Marzo 1985 n.113 prevede la corresponsione ai centralinisti
non vedenti di un'indennità di mansione equipollente a quella percepita-
ex tempore- dagli operatori dell'Azienda di Stato per i servizi telefonici.
Tale indennità di mansione premia la particolare professionalità
di questi lavoratori e compensa, in senso lato, le ridotte opportunità
ai concorsi interni che danno accesso a più gratificanti inquadramenti.
Analogamente l'art.2 della legge 28 Marzo 1991 n.120, qualifica il lavoro
dei ciechi come attività particolarmente usurante, configurando un'accelerazione
nei tempi di maturazione del trattamento di quiescenza.
Nonostante tali peculiarità, ed a dispetto della normativa protettiva,
le opportunità storiche del collocamento al lavoro dei non vedenti
mostrano preoccupanti sintomi di disaffezione, sia da parte degli interessati,
sia da parte dei datori di lavoro, dovuta anche al continuo progresso tecnologico
che rischia di ridurre pesantemente, se non addirittura di eliminare, le
opportunità offerte da alcune professioni storiche dei non vedenti.
A proposito dei centralinisti telefonici, ad esempio, il comma 12 dell'art.45
della legge 144/99 prevede che, ai fini dell'applicazione della legge 113/85,
il Ministero del Lavoro individui delle qualifiche equipollenti a quella
del centralinista, idonee al collocamento al lavoro dei non vedenti, presupponendo
una evoluzione professionale che porti il centralinista a diventare uno
specialista dell'informazione al servizio del pubblico.
Sulla base di tale noma, il Ministro del Lavoro ha adottato in data 10-01-2000
il decreto per il riconoscimento delle seguenti nuove qualifiche professionali:
- operatore telefonico addetto alle informazioni alla clientela e agli Uffici
Relazioni con il Pubblico
- operatore telefonico addetto alla gestione ed alla utilizzazione di banche
dati
- operatore telefonico addetto ai servizi di telemarketing e di telesoccorso.
Alle nuove qualifiche si accede con appositi corsi formativi.
I qualificati verranno iscritti, con indicazione della abilitazione conseguita,
all'albo professionale nazionale dei centralinisti telefonici che viene,
così, ad assumere valenza per molteplici nuove professioni in linea
con le moderne impostazioni del lavoro.
Infine possono ricordarsi le norme della legge 28 Agosto 1999 n.284 che
prevede interventi per l'integrazione scolastica e lavorativa dei ciechi
pluriminorati, nonché per la prevenzione della cecità.
La Storia della Nostra Sezione:
La nostra sezione nasce a Frosinone nel 1969 in una piccola
sede in via Rattazzi. Nel 1984 acquista una sede sociale in piazza Fiume;
il 30 settembre 1985 viene fondato il " Gruppo Sportivo Ciociaria non
vedenti", che nel corso degli anni ha conseguito importanti risultati
a livello regionale e nazionale; suo attuale presidente è il signor
Eliseo Ferrante (già campione italiano di categoria sui 400 metri
piani nel 1991).
Dal 1990 sceglie di diventare sede erogatrice di servizi e non più
solamente punto di riferimento per disbrigo di pratiche pensionistiche,
lavorative o scolastiche.
Nel 1992 viene ristrutturata la sede sociale e munita delle prime importanti
strumentazioni tecnico-informatiche.
Nel 1993 viene fondata anche a Frosinone l'Associazione di volontariato
U.N.I.Vo.C. (Unione Nazionale Italiana Volontari pro Ciechi), che opera
senza fini di lucro ed è tesa ad affermare il valore della solidarietà;
attuale Presidente della sezione di Frosinone è il signor Roberto
Boccanelli.
Nel 1994 vengono stipulate le prime convenzioni con alcuni enti pubblici
per l'erogazione di servizi.
Il 1995 è un anno particolarmente importante per la nostra sezione:
nasce su base provinciale l'Istituto per la Riabilitazione e la Formazione
(I.Ri.Fo.R.); inoltre, grazie al contributo della Biblioteca Italiana per
Ciechi di Monza, viene istituita la Biblioteca Provinciale multimediale
Aurelio Nicolodi; infine viene definitivamente aperta la sezione di rappresentanza
di Cassino, la quale nel 1998 si è trasferita nell'attuale sede sita
in via Riccardo da San Germano, 28.
Nel 1998, con un grande sforzo economico, viene acquistata l'attuale sede
per la sezione di Frosinone, molto più grande della precedente e
finalmente idonea ad affrontare le molteplici esigenze della sezione stessa.
Nel 2000 viene fondata la Stamperia Provinciale Braille, che produce libri
in Braille ed in formato testo per gli studenti non vedenti; nel 2001, invece,
viene stipulata l'importantissima convenzione con il Provveditorato agli
Studi di Frosinone, che prevede la collaborazione tra i due enti per quanto
concerne le attività di assistenza e consulenza a favore degli alunni
portatori di handicap visivo.
Nel corso degli anni, inoltre, sono stati promossi eventi culturali e spettacolari,
tra i quali vanno ricordate le collaborazioni con i Comuni di Frosinone
e di Pofi per l'allestimento, nei rispettivi civici musei, di aree idonee
per i non vedenti, ed il concerto de "I NOMADI",
realizzato nel Giugno 1999, e che ha avuto un grande successo di pubblico.
Attualmente la Sezione Provinciale di Frosinone conta 750 soci, su 920 non
vedenti, dimostrando, come già a livello nazionale, quanto l'Unione
Italiana Ciechi sia pienamente rappresentativa delle esigenze e delle speranze
dei non vedenti della nostra provincia.
Come si finanzia l'Unione Italiana Ciechi
Con l'aumento dei servizi erogati nella Provincia
di Frosinone, è cresciuto contestualmente la necessità di
reperire ulteriori fondi per la copertura economica di tutte le attività.
È con questo obiettivo che, nel 1990, nasce la Lotteria Annuale,
la nostra maggiore attività di autofinanziamento (che ci ha consentito,
ad esempio, di avere una sede sociale idonea per le molteplici esigenze):
nel corso degli anni, essa si è sviluppata enormemente, facendosi
conoscere in tutto il territorio provincia e contribuendo a realizzare numerosi
progetti.
Inoltre, l'Unione si finanzia grazie a:
- contributi di privati, soci sostenitori, donazioni di benefattori, alcuni
contributi pubblici;
- iniziative promozionali;
- quote associative degli iscritti (lire 96.000 per i maggiorenni , lire
20.000 per i minorenni)
E voi, come potete aiutare l'Associazione?
Ad esempio stiamo raccogliendo pubblicità per lo spazio web che state
vedendo.
Inoltre organizziamo manifestazioni pubbliche di autofinanziamento (spettacoli
teatrali, concerti es. Nomadi 1998, manifestazioni sportive), in cui il
vostro contributo è per noi fondamentale.
Sono sempre gradite donazioni sul numero di conto corrente postale 12921037
Ma l'Unione Italiana Ciechi può anche essere aiutata semplicemente
iscrivendosi all'U.N.I.Vo.C. (apri pagina), la nostra associazione di volontariato,
dove si possono mettere a disposizione il proprio tempo e le proprie competenze.