UNIONE ITALIANA CIECHI DI FROSINONE vers. 3.0

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Oggi: 21-05-2019 10:31 pm


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Anziani

Coloro che collaborano da tempo con l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti sanno chiaramente come la stragrande maggioranza dei soci iscritti all'Associazione sia rappresentata da anziani: ben il 70% ha un'età di media pari o superiore ai 65 anni.

Le patologie che affliggono maggiormente questa fascia di popolazione sono perlopiù la "retinopatia diabetica", il "glaucoma degli anziani", la "degenerazione maculare senile" e la "retinite pigmentosa".

Queste patologie oculistiche, come specificato, si verificano in età adulta, gravando, in molti casi, su disturbi e disagi provocati da un'età avanzata.

Parliamo, infatti, di persone che sono spesso sole, che non hanno il conforto della famiglia, e che, all'insorgere della minorazione visiva tendono a chiudersi in se stessi cercando conforto nelle loro case e nella loro solitudine.

E' qui che entra in gioco l' U.I.C.

Molte attività vengono organizzate al fine di coinvolgere queste persone e per restituire loro quell'indipendenza di cui la società li ha tristemente privati. Così, anche attraverso l'aiuto dei volontari dell' U.N.I.Vo.C. si cerca di occupare le loro giornate, dalla lettura di un libro alla più frequente abitudine di fare la spesa!

A volte si ha a che fare con persone che rifiutano lo stato impostogli dalla patologia, e quindi il recupero risulta ancora più complicato, dal momento che gli anziani sono portati ad innalzare un muro tra loro e la società che li ha violentemente e lentamente allontanati, non capendo che il problema fisico o sensoriale non pregiudica rapporti personali o rendimenti di alcun tipo. Si tratta solo di capire che bisognerà rimboccarsi le maniche alla ricerca di altre, di nuove soluzioni pratiche. Niente di più.

Gli atteggiamenti degli "altri" nei confronti del non vedente, quindi, in alcuni casi, sono talmente dannosi da portare la persona minorata della vista ad uno stato di intolleranza e di freddezza tale da non sciogliersi neanche davanti ad un lieto evento che lo riguarda da vicino: la nascita di un nipote, un compleanno, una ricorrenza particolare.

Non possiamo capire quello che portiamo nelle case e negli animi di queste persone finché non li sentiamo dire , con un sorriso inusitato o con gli occhi lucidi che sono felici di averci accanto, o che aspettano con ansia il giorno del prossimo incontro. In effetti gli permettiamo di affrontare un nuovo cammino, senza transenne, privo di indicazioni e sostegni: non gli indichiamo una scorciatoia, ma li teniamo per mano lungo il percorso e insieme muoviamo alcuni passi, cui seguono soste e recuperi, ma sempre più brevi.

Un grande problema riguarda la difficoltà dei servizi: la nostra provincia è costituita da 92 comuni, alcuni dei quali molto piccoli, che neppure unendosi ad altri riescono a raggiungere i parametri attraverso i quali possiamo portare i nostri servizi, e soprattutto non riescono ad essere puntuali sulla risoluzione di patologie e disagi. Per far fronte a tutto questo, tra le tante iniziative promosse dalla nostra Associazione, è in fase di lavorazione il progetto per un "Centro di Ascolto", realizzabile con un eventuale sostegno della Regione Lazio.

Riteniamo che anche attraverso il telefono si possa garantire una presenza costante per l'utente, che ne trae compagnia e sollievo.

Un mezzo per tenere ancora più in contatto i soci dell'U.I.C. con i nostri volontari, garantendo così il ripristino di attività e di calore affettivo, che cadono in disuso col subentrare della patologia.

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